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The Bourne Ultimatum. L'identità è una scarica di adrenalina

The Bourne ultimatum
Matt Damon veste per la terza e ultima volta i panni dell'agente killer che ha perso la memoria, creato da Robert Ludlum. Un film mozzafiato che si svolge tra Mosca, Torino, Parigi, Londra, Tangeri e New York.

Dopo aver incassato 500 milioni di dollari nel mondo con i primi due episodi, la trilogia dedicata a Jason Bourne sta per concludersi con un capitolo destinato a rimanere nella storia del thriller d'azione. The Bourne ultimatum è un film mozzafiato, diretto con maestria da Paul Greengrass e interpretato con assoluta convinzione e rara intensità da Matt Damon. In verità in questo film della più popolare creatura di Robert Ludlum è rimasto solo il nome e il personaggio centrale. Il resto è farina del sacco di un team di sceneggiatori che maneggia con implacabile disinvoltura un materiale narrativo ad altissimo contenuto adrenalinico.
Per quei pochi che non lo sanno, Jason Bourne è una macchina di morte che ha perso la memoria e che vuole riscoprire la sua vera identità e come e chi gli ha cambiato il destino. Dietro a tutto naturalemnte c'è la CIA. Il fatto che nel terzo capitolo sia prevista la resa dei conti non fa che aumentare l'attesa e il coefficiente di tensione. Basta pensare che prima di arrivare allo scontro finale a New York, la scena si sposta da Mosca a Torino, da Parigi a Londra fino a Tangeri, dove si svolge un'incredibile caccia all' uomo nella medina della città del Marocco. Il film non da' tregua allo spettatore: Bourne riesce a sfuggire a ogni trappola tesagli dalla CIA, e dunque a ogni tappa del suo viaggio corrispondono scene d'azione infernali, la maggior parte delle quali si svolgono in posti affollati come la Waterloo Station di Londra. Il tutto con movimenti di camera che se non maneggiati con cura farebbero venire il singhiozzo. Invece qui tutto fila a meraviglia, compresa la sensazione che Jason Bourne è uno di quei personaggi che hanno un'anima autentica, non generata dal computer. Come da copione, nel menu c'è anche la romance, affidata a Julia Stiles. Colpisce l'equilibrio tra dettagli, scene d'azione e l'attenzione all'interiorità dei personaggi. E il modo in cui vengono raccontati, attraverso immagini, sistemi di sicurezza, metodi e tecnologie utilizzati nel mondo delle spie, dove la realtà non è mai quello che sembra. E la verità difficilmente è solo una. E colpisce anche che tutto questo sia possibile leggerlo sul volto di Matt Damon.

Paolo Biamonte 

 

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