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Aragami (2003)

Il film-scommessa diretto da Ryuhei Kitamura.

Antico Giappone feudale, due soldati feriti e sfiniti da una battaglia trovano riparo presso un tempio, ad attenderli una misteriosa ragazza. Uno dei due uomini si risveglia vestito e curato in una stanza, non sa bene dove si trova e che fine ha fatto il compare ma le risposte possono venire dallo strano padrone di casa che lo accoglie con fare amichevole, in realtà il motivo dell'ospitalità è molto singolare e non privo di pericoli.

 

Ryuhei Kitamura è un giovane regista che, ai tempi, ha da poco fatto il botto con Versus (2000), il film che lo lancia come uno dei più promettenti epigoni del Sam Raimi della prima ora (quello di Evil Dead per intenderci), rivelando uno stile di regia disinvolto nei movimenti di camera e nel montaggio delle scene d'azione che ne fanno anche l'alfiere(uno dei) del new horror giapponese del nuovo millennio. "Aragami" è di poco successivo, da molti considerato come il suo miglior film, e nasce quasi per caso, o meglio per una scommessa intrapresa con il collega Yukihiko Tsutsumi consistente nel mettere in piedi nel giro di una settimana un film con soli due attori e un'unica location. Nasce in questo modo Aragami in risposta a 2LDK di Tsutsumi, un film che denota sempre alcune tematiche viste nel precedente "Versus" come misteriosi samurai, duelli di spade e confronti carichi di tensione.

Aragami è un film estremo sia per la sua concezione (teatrale)che per essere sino al midollo un film di Kitamura, regista sempre bersaglio di critiche per una visione monocorde, non nasconde mai infatti la predilezione delle scene d'azione a discapito della storia e i personaggi. Aragami tradisce in parte questi presupposti visto che nei primi 45 minuti non compare nessuno scontro, sono invece i dialoghi tra i due interpreti principali a tenere desta l'attenzione. Il film è in pratica il confronto tra il padrone di casa e l'ospite soldato, a tenere le fila è il misterioso uomo che accoglie il soldato nel tempio non senza convenevoli carichi di ironia (le bevande "esotiche" offerte all'ospite) e pronto a svelare la sua vera natura di essere soprannaturale: egli è un demone della guerra, un Aragami, convinto nella ricerca di un degno avversario che lo conduca al riposo della morte. Affrontare un demone in duello è il destino che spetta al personaggio interpretato da Takao Ohsawa (visto anche in Goemon), il samurai capitato nel posto sbagliato nel momento sbagliato.

L'aitante Masaya Kato è invece Aragami, l'uomo conosciuto con il nome di Miyamoto Musashi per un riferimento dedicato al più leggendario spadaccino giapponese della storia, attore comparso nei ruoli di villain in Crying Freeman e Drive ma anche in Brother di Kitano, in questa occasione dalla carismatica aura sulfurea. Non mancano i confronti con duelli e armi che liberano lo stile di Kitamura in spettacolari sequenze che lo contraddistinguono come action-director, il regista per tutto il film, anche nei momenti di calma (apparente) taglia ed espande gli spazi ristretti con angolazioni di ripresa sempre diverse che nascondono la prerogativa del film di essere girato in un'area di una trentina di metri quadrati: la location principale che raffigura l'interno di un tempio dalle scenografie dark che mischiano i rossi con i neri, molto più simile a un antro infernale che a un luogo di culto buddista.

La fotografia ombrosa viene accecata a intermittenza dai lampi che si fanno strada dal temporale che rimbomba negli esterni, a presenziare vi è anche un terzo personaggio silenzioso, una ragazza (Kanae Uotani) che asseconda i voleri dell'Aragami. "Aragami" sembra un ipotetico episodio di "Ai confini della realtà" in versione nipponica, una suggestione agevolata anche dalla breve durata della pellicola che supera appena i 75 minuti. Nel finale a sorpresa, sempre nello stile "tamarro" di Kitamura, compare il cammeo della star di Versus Tak Sakagichi. Un esercizio di stile davvero niente male.

 

 

Tit.originale: Aragami
Paese: Giappone
Rating:7/10

 

 

Pubblicato in Recensioni

Tags: Arti Marziali

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