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Solo due ore - la bottiglia dell'eroe

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Bruce Willis è il protagonista del film diretto da Richard Donner, lo specialista di action movie mescolati con la commedia che ha creato Arma Letale che ha diretto la storia di un detective alcolizzato chiamato a proteggere un testimone dalla vendetta di una banda guidata da poliziotti corrotti. L'ottima prova di Mos Def e David Morse.

Al contrario del protagonista per il quale l'ultima cosa al mondo che avrebbe voglia di fare è svolgere la missione che è il cuore della storia, un commesso viaggiatore sarebbe felice di poter vendere  Solo Due Ore. Perchè è molto facile spiegare le ragioni per cui è un buon film: il regista è Richard Donner, il papà di Arma Letale, uno dei migliori specialisti nel combinare azione mozzafiato (un virtuoso dell'inseguimento) e commedia, il protagonista è Bruce Willis nei panni di Jack Mosley, un detective che non riesce a essere uno sbirro, alcolizzato, separato dalla pensione dalla solita stramaledetta ultima 'semplicissima' missione che porterà a termine crolli il mondo (e si sa che quando c'è di mezzo Bruce Willis la fine del mondo rende le cose solo un pò più complicate). I due ruoli più importanti sono interpretati alla grande da Mos Def, nel ruolo di Eddie Bunker  testimone scomodissimo che è appunto la missione in questione, e da David Morse, in quello di Frank Nugent ( capo corrottissimo di Bruce nostro).

Veniamo alla storia. Il film comincia così: Jack Mosley si trova in un appartamento pieno di morti ammazzati e droga. Un inferno: Jack, che non gode della fiducia dei colleghi, deve aspettare l'arrivo degli uomini in divisa. In mezzo a quel delirio la sua unica preoccupazione è trovare alcolici: una volta placato il demone non gli resta che accettare la mentina che gli offrono al commissariato per contrastare l'alito mefitico. L'incarico che lo mette nei casini più neri glielo da il capo: accompagnare per 16 blocks (isolati) Eddie Bunker, una sorta di macchina sparaparole che deve essere portato davanti al Grand Jury entro due ore prima che scadano i termini. Nonostante l'inarrestabile fiume di parole, portare Eddie in macchina per 16 isolati sembrerebbe un gioco da ragazzi. Sempre che il ragazzo in questione non si fermi al negozio di liquori per comprare il suo adorato strumento di autodistrzuione a forma di bottiglia piena di alcool. Jack esce dal negozio giusto in tempo per fare fuori (a proposito: c'è qualcuno che a Hollywood sa usare la pistola in un film meglio di Willis?) il primo dei tanti killer candidati a uccidere Eddie-spara parole. Uccidere il killer e' stata una buona idea: non altrettanto invece è quella di telefonare al capo per chiedere aiuto. Chi c'è infatti al vertice dell'organizzazione che spaccia droga a quintali se non Frank Nugent? (il capo poliziotto). Dunque a Jack è stato affidato il compito di proteggere il testimone che i suoi colleghi vogliono uccidere. Jack questo lo sa. In più c'è qualcosa di Eddie, il testimone, che gli piace. Per questo Jack decide che nulla al mondo potrà impedirgli di portare a termine la sua missione. Questa, che a prima vista può sembrare una trovata di sceneggiatura, è l'arma segreta di Solo Due Ore che essendo diretto da Richard Donner rispetta tutti gli elementi giusti di quella particolare forma di intrattenimento chiamata action movie. in uno scintillante campionario di inseguimenti e sparatorie girate a Chinatown e in un ingorgo e persino su un autobus. Niente di completamente nuovo ma tutto girato benissimo. Con un'attenzione alla personalita' dei personaggi che permette al film di essere qualcosa di molto di più di un montaggio di attrazioni esplosive. Mos Def poi è bravissimo nel parlare a raffica per l'intera durata del film. Una performance di tutto rispetto che in principio rende sgradevole il suo personaggio che poi finisce per essere tra gli elementi più sorprendenti della pellicola.
Ma, come già accennato, il vero segreto del film è Jack Mosley: puo' anche essere alcolizzato, ubriaco, quasi vecchio, arrugginito, si vede lontano un miglio che quel lavoro per lui è piacevole come una rettoscopia. Ma nessun giocatore sano di mente scommeterebbe contro di lui. C'è un momento del film dove sembra quasi che il personaggio entri in un'altra dimensione: succede quando nel suo sguardo si legge la determinazione a completare il suo lavoro. E' quel momento in cui si capisce che se fallisse non potrebbe continuare a vivere. Non è la semplice storia dell'eroe buono di un film d'azione. Bruce Willis ha il dono raro di trasmettere al pubblico la certezza che ce la farà. Lui non è un attore che interpreta un eroe. Lui diventa l'eroe che deve portare a termine la missione. Chi ha visto Armageddon sa bene di cosa parliamo. Dopo quell'avventura, chiamare Bruce Willis per salvare il mondo sembra una scelta scontata. Figuriamoci accompagnare un testimone per 16 isolati.

Paolo Biamonte

 

Pubblicato in Recensioni

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