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I Simpson - Il film. Il mondo salvato da Homer

I Simpson

Dopo 20 anni di trionfi in tv, la famiglia più politically scorrect d'America debutta sul grande schermo. Matt Groering e James L. Brooks hanno realizzato una storia divertente e irriverente che si adatta perfettamente al cinema e sembra destinata a far aumentare la già sterminata tribù dei simpsoniani.

Perchè qualcuno dovrebbe pagare per vedere quello che possono vedere gratis in tv? In questa domanda rivolta al pubblico, c'è tutta la filosofia dei Simpson che, dopo vent'anni di trionfi televisivi, una montagna di Emmy vinti da seppellire i due genitori, il creatore Matt Groening e l'insostituibile producer James L. Brooks, la definizione di Time di migliore serie del 20mo secolo, approda trionfalmente al cinema. I Simpson sono molto di più di un cartoon: sono un'icona pop con una carica di comicità sovversiva che ne fa un simbolo della più feroce critica all'american way of life. Ma anche un'industria multimiliardaria. Che un cartoon della tv abbia successo al cinema non è affatto scontato. Il format cui il pubblico di tutto il mondo è abituato è fatto di episodi di 22 minuti e, ovviamente, bi-dimensionali. Non basta trasferire il tutto su grande schermo per ottenere gli stessi risultati. Groening e Brooks hanno aspettato vent'anni e, per andare sul sicuro, hanno utilizzato 11 autori (tutti coinvolti negli anni nella serie tv) e, scelta felicissima, la tecnica tridimensionale. Le aspettative dello sterminato pubblico dei simpsoniani - una lobbie trasversale e intergenerazionale - erano altissime. E in più è evidente l'obbiettivo di coinvolgere nuovi appassionati che non seguono la sit-com tv con la famiglia più political scorrect della storia. Gli obbiettivi sono stati raggiunti tutti: I Simpson - Il film è  veramente un film con una trama che permette di distendere in una narrazione ad ampio respiro l'umorismo e la forza satirica del cartoon mantenendone intatte le caratteristiche. Ovviamente il protagonista è Homer, il capo famiglia, pigro, incompetente e beone. Accanto a lui ci sono la moglie casaligna Marge, la figlia Lisa ambientalista, il figlio Bart, casinista inguaribile, e la piccola Maggie, che non parla e non cammina. E c'è Springfield, la città che funziona ormai come un personaggio. Stavolta Homer fa le cose in grande: la sua già macroscopica produzione di rifiuti, diventa una minaccia ambientale quando in casa Simpson arriva un maiale. Ne fa le spese il lago che viene inquinato a tal punto da richiamare l'Agenzia Federale dell'Ambiente, formata dai soliti federali inetti e tronfi tanto da festeggiare come un evento la buona riuscita di una missione. Nell'America dei Simpson il presidente è Arnold Schwarzenegger e mentre Homer scatena addirittura una rivolta popolare per la sua attività di inquinatore (e di pescatore con dinamite) la figlia gira casa per casa chiedendo le firme per una petizione ambientalista ottenendo solo porte sbattute in faccia. Le battute divertenti, i colpi bassi alla poltica, accensioni di umorismo sovversivo si sprecano. Persino la Fox, che è da sempre il canale tv dei Simpson, viene presa di mira. Certo le va meglio della Disney, che viene descritta come una sorta di impero del Male. E' perfettamente in stile che alla fine sia proprio Homer a salvare Springfield da una minaccia che rischiava di distruggere il mondo. Si redime così agli occhi della moglie e del figlio Bart, che si sente così trascurato dal padre da rifugiarsi dal vicino invasato della Bibbia. Sarà anche vero che, come ha detto Matt Groening: Il film è stato fatto per toglierci la soddisfazione di vedere ridere tanta gente insieme in una sala. Quello che è sicuro e' che I Simpson - Il film è piaciuto anche a chi non seguiva la serie tv e sembra il prodotto perfetto per far aumentare la grande tribù dei fan di Homer, Marge, Maggie e Bart.
Paolo Biamonte

 

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