Doom e V per Vendetta

    ImageIl film tratto dal video gioco che ha rivoluzionato il genere degli sparatutto e la nuova creazione dei fratelli Wachowski ispirata a un fumetto di Alan Moore sono la prova di come sia cambiato il modo di fare cinema.
    Doom e V per Vendetta sono due film diversissimi che dicono molto sullo stato delle cose del racconto per immagini contemporaneo. Per esempio: tutti e due sono la trasposizione di creazioni diverse dal cinema: Doom è per i video giochi quello che Sgt. Pepper è stato per la musica o l'Olanda di Crujiff per il calcio: l'inizio di una nuova era. V per Vendetta è invece la rielaborazione del capolavoro dei fumetti di Alan Moore ideata e prodotta nientemeno che dai Wachowski Bros, gli artefici dell'epopea di Matrix. Ulteriore conferma del fatto che video giochi e fumetti sono un riferimento essenziale per il cinema d'oggi non soltanto come fonte di storie e personaggi ma anche per l'influenza che esercitano sul piano dello stile, dei codici espressivi e della tecnica. Anche quando il film si allontana dall'originale come nei due casi in questione: Moore è ricorso agli avvocati per non essere associato alla nuova creazione dei Wachowski, probabilmente scottato dai risultati ottenuti con le trasposizioni di From Hell e La leggenda degli Uomini Straordinari. Quanto a Doom basta dire che è diventato una leggenda e un business colossale perchè è stato il primo gioco a introdurre la prospettiva soggettiva nel genere definito sparatutto che proprio su Doom ha modellato i suoi codici anche per quel che concerne i movimenti e gli angoli di visuale, i personaggi e l'atmosfera. Di tutto questo nel film resta solo una sequenza di pochi minuti proposta verso la fine: insomma un vero e proprio tradimento. La storia insegna però che non sempre la distanza dal libro significa un brutto film. Vediamo. Chiarendo che, al di là degli elementi appena esposti, nemmeno un Marzullo in acido potrebbe considerare simili queste due opere.
    V per Vendetta sarebbe un capolavoro senza tempo se i due fratelli Wachowski l'avessero girato al posto dei due sequel di Matrix. Tra l'altro, è bene ricordarlo, dopo aver scritto la sceneggiatura e aver convinto Joel Silver a fare insieme il produttore, Larry e Andy hanno affidato la regia a James McTeigue, che è stato il loro aiuto in Matrix e quello di Lucas in Star Wars episodio II. Infatti anche se V for Vendetta porta impresso il marchio Wachowski su ogni fotogramma, la bravura del regista e del suo staff emerge con altrettanta chiarezza. Dunque la V del titolo e' il nome di un ribelle che in un futuro sinistramente prossimo conduce la sua lotta solitaria contro un governo autoritario retto da un Cancelliere razzista e fascista insediato in Gran Bretagna all'indomani di due stragi di civili opera di terroristi mai identificati che hanno fatto precipitare il Paese nel terrore.
    Per coprire il volto sfigurato, V indossa una maschera che riproduce la faccia di Guy Fawkes, che nel 1605 tentò di far saltare in aria Giacomo I e l'intero parlamento finendo in prigione: V incita il popolo britannico a ribellarsi contro chi usa la violenza e lo priva della liberta' facendo finta di proteggerlo da nemici che non vengono mai catturati. V e' un personaggio di una complessita' sconosciuta a Batman e Spider Man: vive in un covo un po' arca e un po' museo, zeppo di libri, quadri, sculture, oggetti d'arte e di modernariato, quadri d'autore in mezzo ai quali c'è il manifesto di Furia umana, il grande gangster-film con James Cagney, vede senza sosta Il conte di Montecristo con Robert Donat, fino a immedesimarsi nei personaggi da cappa e spada. Uccide solo i membri del governo e i loro sgherri. Una notte durante il coprifuoco salva la vita a una ragazza che lavora alla BBC e che diventerà la testimone del piano dell'eroe vendicatore che vuole portare a compimento il progetto fallito cinque secoli prima da Fawkes. Secondo il loro stile i Wachowski hanno progettato una combinazione di action movie e visionareità, tecnologia e stile, ritmo e cura maniacale dei dettagli e dell'immagine, messa al servizio di un apologo sulla democrazia nel quale qualcuno ha voluto vedere riferimenti all'America di Bush e all'uso dell'11 settembre. Notevole la performance del cast a cominciare da Hugo Weaving, l'agente Smith di Matrix, bravissimo a trasmettere emozioni recitando per tutto il film con una maschera, per proseguire con John Hurt, Stephen Rea e Natalie Portman, ormai una delle star della nuova generazione.
    Nessuno ha mai pensato di trovare tracce di tutto questo in Doom che è prima di ogni altra cosa un gioco. Soltanto che del video game è rimasto poco, persino i temutissimi Cacodemoni sono rimasti fuori da questo film che e' diventato un action movie pieno di elementi che ricordano Alien, Predator, Resident Evil e altri titoli fortunati dell'action-horror sempre più in voga. La sorpresa è The Rock, il cui talento puo' permettergli di fare una carriera diversa da quello di erede di Van Damme o Steven Seagal. Doom è un film d'azione pensato per il pubblico del cinema e non per gli appassionati dei giochi da consolle ai quali non mancheranno gli spunti polemici. Non per niente la regia è stata affdata non all'ormai famigerato Uwe Boll come annunciato qualche tempo fa ma ad Andrzej Bartkowiak. E non per niente accanto a The Rock ci sono Karl Urban, uno dei volti di spicco del Signore degli Anelli e Rosamunda Pike, una delle emergenti piu' convincenti. Di tutto quello che ha trasformato un video gioco in una leggenda restano i gia' citati pochi minuti prima della fine.
    Fara' parte della strategia per creare l'attesa per il sequel?
    Paolo Biamonte

     

    Pubblicato in Recensioni

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