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Il Capitale Umano

Il Capitale UmanoPaolo Virzì, al suo undicesimo lungometraggio da regista, realizza un ottimo giallo "sociale" liberamente tratto da un romanzo di Stephen Amidon.

Virzì è ancora una volta sinonimo di Cinema italiano con la C maiuscola: il suo è uno stile semplice, lineare, mai banale, che non cerca virtuosismi inutili e toni compiaciuti da "autore", ma che esalta l'abilità tutta nostrana di conciliare dramma e commedia, ironia e malinconia con la giusta dose di critica sociale che non deprime la positività di fondo delle sue storie.

'Il Capitale Umano' ce ne dà ulteriore conferma: si tratta di un particolare adattamento dell'omonimo romanzo thriller made in USA che offre l'ispirazione per una vicenda ambientata nel Nord Italia, in uno spicchio di Brianza dal sapore enigmatico, per lo più gelido e minaccioso, dove si verifica un incidente che coinvolge, in un incrocio di destini, i vari protagonisti della storia.

Lo sviluppo del giallo è solo uno dei piani di lettura che il regista ci offre e che viene abilmente intrecciato con le vicende intime, personali, esistenziali dei personaggi che a loro volta rappresentano figure e costumi collettivi che descrivono gli aspetti controversi di questo nostro tempo, come lucidamente afferma lo stesso Virzì: "Se da una parte mi sembra che si debba nascondere un eventuale significato dentro un film che sia di per sé appassionante, anche senza bisogno di note a margine, dall'altra si può dire che seguire con scrupolo paziente il destino dei personaggi e l'itinerario di una vicenda porti a scoprire significati e considerazioni impreviste, che è interessante far emergere senza troppa enfasi. E in questo film per l'appunto, i temi in campo sono numerosi: l'avidità, la competizione, l'agonismo, una ricchezza ambita attraverso la speculazione, il ruolo marginale della cultura, i conflitti sociali e quelli generazionali...".

 

Il Capitale Umano

 

Tutto questo emerge con forza in particolare nella descrizione dei personaggi, anche grazie alla tecnica narrativa di divisione in capitoli, ciascuno dei quali serve a mostrare la stessa trama seguendo la singola vicenda di uno dei protagonisti.

Così facendo, tutta la storia si arricchisce e si stratifica ad ogni ripresa con nuovi spunti e significati.

Il confronto generazionale, citato da Virzì, è anche un confronto all'interno del cast tra attori esperti e affermati e giovani esordienti: tra i primi, tutti autori di prove eccellenti, non si può non dedicare una menzione particolare a Fabrizio Bentivoglio - davvero perfetto - e all'intensa prova di Valeria Bruni Tedeschi e alla dolcezza materna della Golino, mentre tra i giovani spicca senza rivali la bella e brava Matilde Gioli.

Un film che merita senz'altro di essere visto e che, nota finale di curiosità, è anche il primo film italiano "ecosostenibile" realizzato cioè secondo il protocollo della Edison Green Movie per le produzioni cinematografiche che intendano ridurre l'impatto ambientale e il consumo di risorse.

 

Paolo Piccioli

 

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