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Questione di tempo

Questione di tempo Abbiamo visto in anteprima 'Questione di tempo', una piacevole commedia "british", in uscita nelle sale italiane il 7 novembre. Ecco la nostra recensione.

Il regista inglese Richard Curtis, classe 1956, ha alle spalle una lunga esperienza di sceneggiatore nel mondo della televisione e del cinema dove ha firmato gli script di molte commedie ormai diventate dei classici come 'Quattro matrimoni e un funerale', 'Notting Hill', 'Il diario di Bridget Jones'.

Creatore anche del personaggio di Mr. Bean, Curtis è qui alla sua terza regia cinematografica dopo i successi di 'Love Actually - L'amore davvero' e 'I Love Radio Rock'.

Con tali premesse, non è certo una sorpresa constatare che 'Questione di tempo' sia un prodotto ben scritto e ben realizzato che fonda i toni tipici della commedia romantica con l'elemento "fantasy" del viaggio nel tempo che vivacizza lo sviluppo della storia e offre diverse opportunità di variazioni narrative.

Variazioni che alle volte richiamano alla mente alcuni momenti di film come 'Sliding Doors' o 'What Women Want', o per altri versi 'Midnight in Paris' di Allen, e la lista potrebbe proseguire...

Questione di tempo

L'idea di dare al protagonista il potere di rivivere ogni momento della sua vita è nata in Curtis dopo una conversazione con un suo amico su cosa avrebbero fatto se gli avessero detto di avere solo 24 ore di vita rimaste. Il film, spiega il regista, "doveva parlare di una persona in grado di manipolare la fine della sua vita, o l'intera sua vita in modo da poter decidere quando farla finire. A questo punto ho pensato ai viaggi nel tempo".

Il fortunato viaggiatore dotato dei poteri soprannaturali risponde al nome di Domhnall Gleeson, giovane e brillante attore irlandese (figlio di Brendan), noto per il ruolo di Bill Weasley in Harry Potter, che tiene bene il centro della scena per tutta la durata del film affiancato dalla bella, gettonatissima e impeccabile Rachel McAdams.

La coppia funziona così come tutti i co-protagonisti (Bill Nighy, Lindsay Duncan) di consumata esperienza, e il film riesce a divertire e a commuovere "come da copione" anche se nella seconda parte - la durata del film è forse eccessiva - il meccanismo del back&forward tende ad essere un po' ripetitivo e prevedibile.

Un film comunque gradevolissimo che, per noi amanti della musica leggera italiana degli anni '60, ha anche il merito di rendere un omaggio particolare a "Il mondo" del nostro Jimmy Fontana.

Paolo Piccioli

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Pubblicato in Recensioni

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