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Django Unchained (2012)

Django Unchained (2012)Il western diretto da Quentin Tarantino.

Stati Uniti, due anni prima della guerra civile. Il cacciatore di taglie King Schultz libera lo schiavo nero Django per dare la caccia a tre ricercati, tra i due nasce un sodalizio molto vicino all'amicizia che li porta a lavorare in coppia lungo le strade violente del paese.

Django però cova dentro di sè il desiderio di liberare la giovane moglie, venduta a un proprietario terriero, insieme a Schultz inizia la ricerca della donna sino a spingersi verso il profondo sud, segnato dalla segregazione razziale più brutale.

Il cinema di genere piegato nella disamina del senso di colpa e la tragedia dello schiavismo in America, per la prima volta Tarantino affonda le mani nella malvagità tangibile, e ancora presente, della brutalità dell'uomo, nemmeno nello splendido "Bastardi Senza Gloria" era arrivato a tanto, nonostante il tema del nazismo. Forse è questo il segreto del successo di "Django Unchained", riuscire a mantenere il cinema exploitation ai massimi livelli, unito con una materia scottante, affrontata di petto e con una durezza disarmante, cosi reale da riuscire a colpire su diversi fronti, visto che nessuno è senza colpe, a partire dagli stessi schiavi neri, spesso rappresentati come un branco di pecore remissive e, in molti casi, complici dei loro aguzzini. "Django Unchained" è un film molto (politicamente) scorretto, gli eroi sono dei dannati e nascondo un'anima cattiva e vendicativa, mossa da interessi personali, il Django di Jamie Foxx risulta quindi il perfetto protagonista di un'epoca malvagia e ingiusta: non è simpatico, non è buono e non vuole esserlo, insomma un vero bastardo (senza gloria).

Django Unchained (2012)

Il western per Tarantino è il genere ideale per modellare/deformare la sua idea di cinema, il riferimento al filone degli (spaghetti)western italiani è solo il trampolino di lancio verso un'altra visione, inedita, violenta e scandita da folgorazioni pulp-action. Le numerose sparatorie (tutte) che aprono squarci di manga-emoglobina sono da applausi a scena aperta, con grossa probabilità debitrici dei sanguinolenti film di Peckinpah, le esagerazioni iper-realistiche sono ben disseminate lungo la pellicola che ha notevoli scene girate in esterni, quasi una rarità per il regista, soprattutto nella prima parte, quando si forma la coppia di Django e King Schultz. Il grande Christoph Waltz interpreta King Schultz, un personaggio ambiguo di cacciatore di taglie che alla fine svela una profonda umanità, si può dire che nella galleria di (anti)eroi creati da tarantino in carriera questo è uno dei più memorabili e sinceri, si presume senza avere paura di sbagliare che si tratti di una vera e propria proiezione di Tarantino (scritta per l'ormai inseparabile amico-attore).

Per tornare al cinema western italiano gli omaggi principali sono (quasi) tutti, come ovvio, per il "Django" di Corbucci, a partire dal nome e dalla canzone omonima di Bacalov cantata da Rocky Roberts che apre il film, l'ormai famoso cammeo del Django originale Franco Nero che si confronta con Jamie Foxx (la D è muta!), altri passaggi riconoscibili sono la banda di razzisti incappucciati guidati da un Don Johnson in gran forma, qui compare uno dei dialoghi più divertenti sui buchi cuciti male dei cappucci, una presa in giro del Ku Klux Klan devastante. Tarantino oltre a dirigere in maniera impeccabile, il film dura circa tre ore senza una fase di stanca, scrive personaggi di contorno efficaci e dialoghi a dir poco intensi, in particolare quando entrano in scena il proprietario terriero Candie di Leonardo DiCaprio, uno squallido giovanotto che ama organizzare scontri mortali tra negri, e il fidato schiavo mentore interpretato da Samuel L. Jackson. E' difficile dire chi è il più bravo tra i due, forse si propende per un DiCaprio mai cosi scintillante, insieme sono una coppia maligna che mette alle strette quella di Django e Schultz per un confronto di nervi, giocato tutto su una tensione altissima.

Ancora una volta per un film di Tarantino (da Kill Bill in avanti) è la vendetta il traino dell'intera vicenda, una selvaggia rincorsa di criminali e aguzzini (razzisti) presi a fucilate e massacrati a frustate, l'obiettivo finale è però la liberazione della donna di Django, l'attrice Kerry Washington, marchiata a fuoco e ridotta come schiava al servizio di una famiglia di bianchi. Quentin Tarantino si ritaglia una piccola e divertente parte, riesce inoltre a inserire nella storia il riferimento alla mitologia nordica dell'eroe guerriero Sigfrido. Un film quasi perfetto che difetta forse, per paradosso, nella splendida colonna sonora, a tratti usata in maniera troppo didascalica e non sempre nelle situazioni ideali, come nel caso della commovente "Ancora Qui" di Morricone cantata da Elisa che si perde in una sequenza di raccordo all'interno della tenuta Candyland o, nel finale, con "Lo Chiamavano Trinità", la pur sempre fantastica song di Micalizzi a sottolineare il fragore di un'esplosione fracassona. Un film grandissimo.

Titolo Originale: "Django Unchained"
Paese: U.S.A
Rating: 9/10

 

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Tags: Action

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