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    La Parte degli Angeli

    la parte degli angeliIl nuovo film di Ken Loach è un gioiellino di comicità e satira sociale scritto con Paul Laverty e ambientato nella Glasgow più marginale. Un ex teppista neo papà  diventa un improbabile Robin Hood grazie alla scoperta di un olfatto raro per giudicare il whisky della migliore qualità.

    Ken Loach e il suo fido sceneggiatore Paul Laverty confezionano un altro gioiellino di umorismo e satira sociale blue collar in chiave british. Anzi stavolta tutto si svolge tra Glasgow e le distillerie di whisky e anche chi è di lingua madre inglese farebbe fatica a decifrare alcuni passaggi dei dialoghi originali (un po' come accadeva con Trainspotting).

    La Parte degli Angeli (The Angels Share) è il 2% di liquore che evapora durante la maturazione e la fermentazione del whisky di migliore qualità. Una parte che si trasformerà in una sorta di golden share esistenziale per Robbie, il protagonista, un bullo della periferia di Glasgow con una fedina penale piena di precedenti e nessuna speranza di trovare un lavoro onesto. Robbie però ha appena avuto un figlio dalla sua fidanzata Leonie e il giorno in cui entra di nascosto nel reparto maternità e prende per la prima volta in braccio il piccolo Luke, giura che il bambino dovrà avere una vita lontana da tutti i casini che hanno scandito l'esistenza del padre.

     

    la parte degli angeli

     

    Robbie sta scontando una condanna ai servizi sociali per un brutale pestaggio compiuto sotto gli effetti del cocaina. Proprio qui incontra un assistente sociale e tre compagni di avventura, Rhino, Albert e Mo, che si riveleranno decisivi per il suo futuro. Già perché, proprio grazie alla decisione dell'assistente sociale di brindare col whisky alla nascita del piccolo Luke, Robbie scoprirà di avere un olfatto speciale per valutare i più raffinati distillati a singolo malto fino a entrare in contatto, lui e la sua banda di ex disperati, con l'elite mondiale dei collezionisti.

    La Parte degli Angeli è un mix perfetto di comicità e denuncia sociale, la fiaba metropolitana di un improbabile Robin Hood delle periferie alle prese con un riscatto che sembrava impossibile e che passa anche attraverso il più originale sberleffo. Il tutto raccontato anche grazie alla ormai proverbiale capacità del regista di scovare sconosciuti che si rivelano gli interpreti perfetti per storie che diventano universali pur raccontando vicende apparentemente minori della società britannica.

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    Pubblicato in Recensioni

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