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Reality

realityIl nuovo film di Matteo Garrone è dedicato al tema dell'ossessione della popolarità e racconta di un pescivendolo e piccolo truffatore convinto di partecipare al Grande Fratello. Nei panni del protagonista Aniello Arena, condannato all'ergastolo e detenuto nel carcere di Volterra.

Vincitore del Gran Premio della Giuria all'ultimo festival di Cannes ma battuto da Cesare Deve Morire dei fratelli Taviani nella corsa per rappresentare l'Italia agli Oscar, Reality è uno dei film italiani più attesi della stagione visto che segna il ritorno alla regia di Matteo Garrone dopo Gomorra.

Il registro e la storia cambiano radicalmente, qui Garrone sceglie i toni della commedia per illustrare il tema dell'ossessione della popolarità ma resta intatto il desiderio di tracciare un ritratto dall'interno del meridione italiano e, in particolare, di Napoli.

Il reality show, e tutti i suoi derivati, è un punto di osservazione perfetto per analizzare una parte della società contemporanea che ha ormai metabolizzato l'idea che per fare la televisione non sia più necessario alcun talento se non quello di rappresentare se stessi in un contesto che riproduce una realtà organizzata per diventare prodotto televisivo. Non conta che, con l' eccezione di un paio di personaggi, non a caso dotati di un talento che li avrebbe fatti emergere comunque, nessuno dei protagonisti di un reality abbia avuto una vera e propria carriera.

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Inserito nel microcosmo napoletano del pescivendolo Luciano che campa integrando la sua attività con piccole truffe in attesa di realizzare il sogno di partecipare al Grande Fratello, questo discorso si allarga fino a diventare una comedie humaine con tutti i registri della commedia all'italiana, dal comico al grottesco, dal malinconico alla denuncia sociale, da Visconti a De Sica a Monicelli.

Luciano riuscirà a superare la prima, improbabile, selezione in un centro commerciale per ottenere un secondo provino a Cinecittà proprio nella Casa del Grande Fratello (la produzione ha messo le sue strutture a disposizione del film), un titolo che in questo caso riacquista quella connotazione orwelliana che è probabilmente ignorata da buona parte del pubblico della trasmissione che, può essere utile ricordarlo, va in onda in qualche decina di Paesi. 

Il solo fatto di avere fatto il provino a Roma dà a Luciano una notorietà in tutto simile a quella partecipanti che ad ogni edizione si succedono all'interno della casa.

La bella colonna sonora è di Alexandre Desplat.

Da segnalare la performance nel ruolo di Luciano di Aniello Arena, detenuto nel carcere di Volterra e condannato all'ergastolo perché coinvolto, a 23 anni, nella strage di piazza Crocelle, al rione Barra di Napoli. Arena fa parte della Compagnia della Fortezza e parla così del suo personaggio: "Per me è stato facile interpretare Luciano, perchè la sua parte simpatica e allegra mi appartiene. A me - ha detto ancora Aniello Arena - piace molto scherzare. Ho cercato di interpretare Luciano facendolo crescere dentro di me in carcere. La televisione per noi carcerati è importante ma io non sono amante dei reality, ho visto solo i primi 'Grande Fratello' perchè era una novità. Amo di più i documentari".

Paolo Biamonte

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Pubblicato in Recensioni

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