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La Cosa

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Matthijs van Heiijningen jr. dirige il prequel del capolavoro di Carpenter puntando su schemi narrativi ultra collaudati e sulla tensione causata dal classico meccanismo della paura dello sconosciuto.

Per il suo debutto il regista Matthijs van Heiijningen jr. si è scelto un compito molto impegnativo: dirigere il prequel di La Cosa, il capolavoro con cui nel 1982 John Carpenter si impose come un maestro, basandosi sullo stesso racconto di John W. Campbell che già, nel 1951, aveva ispirato La cosa da un altro mondo di Howard Hawks.

Ci si misura con la storia dunque e con un repertorio di situazioni che ormai fanno parte del linguaggio stesso dell'horror fantascientifico.

la cosa

La storia è quella classica: una paleontologa raggiunge un team di scienziati norvegesi che, nascosta tra i ghiacci, hanno trovato una misteriosa base sotterranea. Ma l'elemento più importante è che lì vicino c'è il corpo di un alieno perfettamente conservato. Come da manuale quando gli scienziati portano il corpo alla base la creatura misteriosa si rianima e mette in pratica la sua caratteristica principale che è prendere possesso del corpo degli umani senza cambiarne l'aspetto. Sarà proprio la paleontologa a prendere il comando delle operazioni e a trovare il sistema di distinguere tra i veri umani e i posseduti dall'alieno.

Più che di inventare un nuovo percorso narrativo (un'impresa davvero difficile), van Heiijningen jr. si è preoccupato di costruire un buon racconto ad alta tensione, dimostrando di essere ben consapevole dei precedenti, da Carpenter (citato nei titoli di coda) ad Alien. La tecnologia oggi tra l'altro permette di costruire effetti molto efficaci e spettacolari senza ricorrere a budget stratosferici. E va riconosciuto che la trasformazione degli umani in cose sanguinarie è spettacolare e inquietante quanto serve.

Paolo Biamonte

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Pubblicato in Recensioni

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