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Dobermann (1997)

DobermannL'action-pulp francese con Vincent Cassel e Monica Bellucci.

Yann, detto Dobermann, è il capo di una banda di imprendibili rapinatori che sta per mettere a segno l'ennesimo colpo. La polizia questa volta è pronta con una trappola, tesa dal corrotto e violento commissario Cristini, un osso che si rivela duro anche per Dobermann.

Nella scia di "Pulp Fiction" e "Killing Zoe" il film d'esordio del francese Jan Kounen esaspera, se possibile, i toni virando verso un action furioso dai tratti fumettistici manga. A posteriori un film tipico di quel periodo, tra i migliori nel seguire le derive di (de)genere scoperchiate/sdoganate dall'estro incontenibile di Tarantino, il filone è quello "pulp" (d'azione) più facile a dirsi che mettere in pratica, non sono molti i titoli che hanno superato la prova del tempo. "Dobermann" regge ancora, niente per cui strapparsi i capelli, ma conta su una schiera di estimatori e chi l'ha visto difficilmente non lo ricorda con simpatia. Un film esagerato, all'epoca anche provocatorio, che schiera per la prima volta sul grande schermo la coppia Cassel-Bellucci, i due si conoscono sul set per una storia sentimentale che dura tuttora, replicata con successo in seguito in altri film ("Il Patto dei Lupi"). Cassel ha da poco conosciuto il successo con "L'Odio" (1995) mentre la Bellucci comincia i primi fortunati passi nella terra di Francia.

Dobermann

Il film porta l'impronta registica di Jan Kounen, proveniente dagli spot televisivi, che viene subito inquadrato come una futura promessa, in seguito parzialmente delusa con prove poco convincenti (l'adattamento inutilmente lisergico di "Blueberry", sempre con Cassel), una dimostrazione di tecnica di ripresa acrobatica e precisa, dal montaggio calibrato e un senso dell'azione sostenuto. Le scene sono veloci ed eccitanti, tra le prime in successione l'assalto a un trasporto valori fatto saltare da un colpo (incendiario) di pistola di Yann (Cassel) fermo al centro della strada, inquadrature-carrello vertiginose e un montaggio mozza-fiato riprendono la rovinosa esplosione del mezzo e la fuori uscita del povero conducente sul manto stradale. Vincent Cassel è Dobermann, capello nero, lungo e selvaggio, in ottima forma fisica, al suo fianco la bella Monica Bellucci interpreta Nathalie, una sordo-muta che si esprime solo a gesti (i detrattori dell'attrice non mancano di infierire per questa scelta). Il film è pieno di armi, pistole, fucili enormi e, naturalmente, di sparatorie, nel prologo compare la prima pistola: è quella che finisce nella culla del neonato Yann segnato dal destino sin dalla nascita, sotto l'occhio di un padrino pettinato come Vincent Vega (John travolta) di "Pulp Fiction", mentre un Dobermann poco distante leva il suo ululato nel mezzo di un cimitero. Very pulp.

I personaggi della banda di Yann si presentano in alcune sequenze a inizio film, i dialoghi sono divertenti e sboccati e mettono in evidenza gente pazza, irascibile e con strane inclinazioni: c'è il tipo vestito da prete armato di granate, un energumeno che vive solo per il cagnolino Maciste, un tipo sex addicted che parla sempre con la moglie al telefono nei momenti meno opportuni, un ragazzo che si traveste e si fa chiamare Sonia, un altro schizzatissimo mezzo drogato, più un paio di zingari . La pellicola è piuttosto violenta anche se il tasso splatter non è estremo ma soddisfacente, vi sono inoltre divertenti e sadici episodi come la granata infilata nel casco di un poveretto, nel corso di un rocambolesco inseguimento e relativa cruenta esplosione. In parallelo si fa la conoscenza del disgustoso commissario Cristini di Tcheky Karyo, specializzato in poliziotti corrotti ("Crying Freeman", "Kiss of the Dragon"), un personaggio che esprime cattiveria e violenza a ogni apparizione, ancora più criminale della stessa gentaglia che insegue ogni giorno.

La tensione maggiore in "Dobermann" è raggiunta nella lunga sequenza in discoteca in cui è radunata la banda, il locale viene circondato dalla polizia,  la relativa irruzione delle forze speciali provoca una carneficina e sparatorie furibonde. Dobermann risponde con le micidiale pallottole esplosive, a farne le spese gli avventori casuali, molti sono transessuali variopinti, il confronto finale e inevitabile con Cristini non delude per ferocia e intensità. La fuga dei componenti della banda è intramezzata da scene divertenti, il tizio imboscato con un'amica mentre è in corso il finimondo, Mosquito impegnato a pulire i bisogni corporali con i fogli strappati da i "Cahiers du Cinema", un modo per Kounen di dire che la puzza sotto il naso per certo cinema (selvaggio) non fa al caso suo. Il film potrebbe avere influenzato il film di Rob Zombie, "La Casa del Diavolo", anche li compare una banda di pazzoidi inseguiti da uno sceriffo dai metodi poco ortodossi, senza contare il finale con la macchina decapottabile. Da non molto è uscita la notizia del (possibile) sequel dal titolo "Dobermann 2: Arme Wrestle", previsto per il 2013, la regia non è ancora stabilita mentre nel cast sono segnalati Cassel e Karyo!

Titolo Originale: "Dobermann"
Paese: Francia
Rating: 7/10

 

Pubblicato in Recensioni

Tags: Action

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