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Colour From The Dark (2008)

Colour From The DarkUn indie-horror italiano ispirato a un racconto di Lovecraft.

1943, Italia. Pietro e la compagna Lucia vivono in un casolare in mezzo ai campi insieme alla sorella della donna, Alice, una ragazza muta affetta da turbe psichiche. Un giorno dal fondo del pozzo si sprigiona una strana sostanza che contamina l'acqua e provoca strani cambiamenti nelle coltivazioni ma anche in chi la beve.

Interessante horror italiano indipendente che mantiene la sua dimensione "underground", nonostante l'uscita recente nelle sale ridotta però a poche copie, un film di un regista di cui tutti nell'ambiente (italiano) conoscono il nome, Ivan Zuccon (classe 1972), ma che soffre la scarsa visibilità e, per paradosso, sembra essere più considerato all'estero. Da sempre influenzato dalle opere di H.P. Lovecraft, il maestro letterario dell'horror, il cinema di Zuccon è un continuo omaggio sin dagli evocativi titoli, a partire dal film d'esordio "L'Altrove" (2000), il seguente "La Casa Sfuggita" del 2003, mentre "Colour From The Dark" compone una sorta di trilogia personale dedicata al solitario di Providence. La pellicola in questione è forse il film più compiuto di Zuccon, quello che denota una certa maturità, anche se non si può fare a meno di rimarcare che le ristrettezze economiche evidenti penalizzano, ancora una volta, il risultato finale.

Colour From The Dark

"Colour From The Dark" è girato in lingua inglese e con un cast di attori stranieri, quasi una dichiarazione d'intenti rivolta a un'attenzione internazionale, l'equipe tecnica è invece tutta italiana come l'ambientazione predisposta nella campagna della provincia di Ferrara. Il racconto "Il Colore Venuto Dallo Spazio" di Lovecraft è l'asse portante della vicenda che assume presto i connotati horror sin dalle prime immagini, introdotte da una soggettiva che attraversa il cono di un pozzo per uscire dalla parti di una fattoria immersa nel buio della notte, una perlustrazione insolita di una ragazza che in una sorta di trance cammina protetta da una bambola, stretta in mano come un talismano, a protezione di paure e inquietudini che sembrano culminare proprio vicino al fatidico pozzo.

L'atmosfera procede per gradi verso una condizione metafisica, una lenta degradazione dei corpi e delle menti, un orrore sottile e inspiegabile che si infila nella ristretta famiglia di Pietro (Michael Segal) che si barcamena nella coltivazione dei campi. Un ulteriore senso di orrore sono gli echi della guerra, non visibile nella zona ma presente con accadimenti circoscritti ma non meno inquietanti, come l'ebrea tenuta nascosta nella casa che sente stringersi il cerchio dei suoi aguzzini: non mancano delle tese sequenze inerenti e dei risvolti drammatici. Le allucinazioni si mischiano con la realtà e a farne le spese è il personaggio di Lucia, l'attrice specializzata in (b)-horror Debbie Rochon, colpita da esperienze sempre più strane e violente come nella sequenza della corsa notturna in mezzo ai campi, uno dei momenti più suggestivi della pellicola.

La giovane Alice ha il volto di Marisya  Kay, una ragazza che assume un'aurea fantasmatica lungo tutto il film,  accentuata dai suoi disturbi fisici che avranno modo di trasformarsi a contatto con l'energia misteriosa che ha preso d'assedio il casolare: una forza dagli effetti luminosi che sono riprodotti con una decente computer grafica, gradevole anche dal punto di vista estetico. Lo spunto lovecraftiano, a dire il vero, non è poi cosi centrale,  si prestava di più a un corto-metraggio, oppure si è trattata di una scelta quella di virare in territori abbastanza noti come le possessioni demoniache: entra in scena anche un prete esorcista per sedare i disturbi presenti nella fattoria maledetta, a riguardo giunge la scena splatter migliore del film (quella del crocifisso usato come corpo contundente). A un certo punto sembra di stare anche dalle parti de "La Casa" di Raimi, per via delle forze demoniache che cingono l'abitazione per alcune soluzioni visive ma, alla lunga "Colour From The Dark" paga lo scotto di essere ripetitivo e, quasi per inerzia, scontato. Si intravede qualche seno nudo delle attrici e allusioni sessuali, ma Zuccon preferisce non spingere troppo su questo versante. Considerato come prodotto indipendente, quindi con tutti i limiti del caso, resta un'opera che merita una visione.

Paese: Italia
Rating:6/10

 

Pubblicato in Recensioni

Tags: Horror

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