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Hanna (2011)

HannaLa pericolosa avventura della giovane Hanna braccata dalla CIA.

L'adolescente Hanna vive isolata insieme al padre, istruita come una combattente a contatto con la natura selvaggia in una zona sperduta del circolo polare artico. La ragazzina ha appreso anche la padronanza delle lingue straniere e assorbito i dettagli di una falsa identità da impersonare, una preparazione durata anni messa in atto dal padre, un ex agente speciale, per raggiungere il bersaglio principale: Marissa Viegler, un'agente della CIA con pochi scrupoli.

Una bella sorpresa questo "Hanna", un action che a prima vista può essere scambiato come il solito blockbuster americano, e il prologo può anche indurre in questa direzione, ma nel procedere si nota la quasi totale assenza di effetti speciali e un'intenzione a spiazzare lo spettatore: la sequenza nel deserto, che poi si scopre non essere il solito luogo visto in decine di film hollywoodiani. Il regista Joe Wright inoltre è un outsider del cinema action, un corpo estraneo al genere e si vede, poco interessato a replicare scene d'azione complesse o con esplosioni clamorose in favore di una storia incentrata sulla formazione della giovane protagonista, interpretata da una eccellente Saoirse Ronan, la 16enne già apprezzata in "Amabili Resti" (2009).

Hanna

La pellicola cavalca un argomento non semplice, in termini artistico-commerciali, come quello dei "ragazzini assassini" e lo affronta con sufficiente personalità, virando la storia in una favola (dark) quasi primitiva, con le sue prime immagini immerse nella neve senza tempo, e ingenua, come una ragazzina che si affaccia per la prima volta nel mondo (violento), e nel contempo emozionante. I riferimenti espliciti ai racconti dei fratelli Grimm, la casa da raggiungere a Berlino intitolata ai famosi scrittori, rafforzano la sensazione di vivere in una realtà sognante che si risveglia in modo brusco con violenza, il film è un PG-13 ma i morti ammazzati abbondano, e come in ogni favola che si rispetti arriva una strega maligna, messaggera di sventure e origine di sofferenza che in questa occasione ha le sembianze della glaciale Kate Blanchett, l'attrice con la sua bellezza inquietante sembra nata per la parte dell'agente CIA fuori controllo Weigner.

Le sequenze d'azione possono ricordare la serie "Jason Bourne", favorite da un canovaccio simile che vuole il personaggio principale inseguito da agenti speciali, compaiono anche diversi corpo a corpo ma la spettacolarità è attenuata, minimale, e in molti frangenti si trasforma in una sorta di video-clip per l'intrusione della colonna sonora dei Chemical Brothers che è di buon livello ma anche meccanica, spesso fuori contesto, non del tutto convincente. Non mancano comunque dei buoni momenti, molto tesi, come la sparatoria all'interno di un appartamento. "Hanna" prende quota, per paradosso, quando i tempi rallentano e ricordano per certi versi quelli dell'horror "Lasciami Entrare", del resto il rapporto che si instaura quasi per caso tra la misteriosa Hanna e una coetanea, la simpatica Sophie di Jessica Barden, è inatteso e ambiguo per intensità, quasi commovente nell'intima scena sotto la tenda del campeggio.

Qualche tocco bizzarro sparso, il folle killer impresario accompagnato da due fidati skinhead, e alcune parentesi divertenti, l'incontro di Hanna con una famiglia di mezzi-hippies, possono attenuare la tensione che si riprende bene verso il finale ambientato nella bella location di un luna-park abbandonato, una resa dei conti molto dura e violenta che molti action odierni altolocati non possono vantare. Nel ruolo del padre di Hanna si riconosce il bravo Eric Bana, a completare un cast davvero ispirato, al centro a sua volta di alcune sequenze piuttosto drammatiche. Per chi è in cerca di un action insolito ecco servito "Hanna". Passato al cinema in Italia quasi inosservato, complice l'uscita sfavorevole in pieno agosto.

Titolo Originale: "Hanna"
Paese: Inghilterra, U.S.A., Germania
Rating: 7/10

 

Pubblicato in Recensioni

Tags: Action

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