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Lone Wolf and Cub: Sword of Vengeance (1972)

Lone WolfIl primo film della leggendaria saga di arti marziali Lone Wolf and Cub.

Giappone, era Tokugawa. Il boia personale dello shogun, Itto Ogami, viene coinvolto in un complotto dal temibile clan Yagyu e costretto a eseguire il rito del seppuku per lavare il disonore, l'uomo però rifiuta quando capisce l'inganno che ha provocato la morte ingiusta della moglie; dopo avere prelevato il figlio Daigoro di 3 anni inizia una vita solitaria di spietato assassino lungo le strade del paese. I sicari di Yagyu Retsudo scoprono di avere di fronte il più formidabile dei nemici.

Il genere chambara classico degli anni 60 incontra la fase estrema e sperimentale della cultura manga di inizio anni 70, dopo "Lone Wolf and Cub: Sword of Vengeance" il cinema di arti marziali non sarà più lo stesso. Il primo film di Kenji Misumi si ispira al magnifico manga omonimo di Kasuo Koike e Goseki Kojima e apre una saga di sei film che rappresentano uno dei migliori adattamenti live action mai realizzati, una sorta di bibbia delle arti marziali che i fedeli appassionati consultano con riverenza a distanza di quasi 40 anni. A emergere è l'individualismo eroico di un samurai solitario, un uomo di una levatura eccezionale che non si piega di fronte alla corruzione e la meschinità imperanti, Itto Ogami assurge a simbolo salvifico imbrattato del sangue e la violenza che imperversano nel Giappone feudale. Gli eccessi visivi del film sono indimenticabili, iper-realistici e ancora più stilizzati dei wuxiapian cinesi del periodo: i proverbiali geyser di sangue aperti dai fendenti delle spade.

Itto Ogami contempla la violenza e la conosce in ogni dettaglio, nella scena d'apertura è nelle vesti del boia personale dello Shogun intento a giustiziare un bambino (!), attimi terribili che introducono un personaggio che nasconde invece un animo giusto seppure incupito dal mondo crudele circostante. Itto Ogami ha scelto di vivere l'inferno della vita con il figlioletto Daigoro di 3 anni, il testimone di brutali avventure e ingiustizie, insieme attraversano il paese per mezzo di un carretto con il quale l'uomo trasporta il bambino, un oggetto all'apparenza innocuo pieno di armi e stratagemmi offensivi. Padre e figlio offrono i loro servigi dietro pagamento, il più delle volte lavori come killer prezzolati. Tomisaburu Wakayama interpreta Itto Ogami raggiungendo vette difficilmente eguagliabili per carisma e presenza scenica, nella sua corpulenta figura c'è già tutto il Ken Shiro ("ken il guerriero") del decennio successivo, i silenzi, la micidiale sicurezza di fronte all'avversario, un samurai dalla incredibile prontezza letale visibile in alcuni dei più incredibili combattimenti di spade del cinema di arti marziali.

Pubblicato in Recensioni

Tags: Arti Marziali

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