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13 Assassini (2010)

13 AssassiniLa sanguinosa avventura di un manipolo di samurai nel chambara diretto da Takashi Miike. L'ascesa violenta e senza freni del dispotico Naritsugu, fratello minore dello Shogun, induce le istituzioni del paese nella figura del gran ciambellano a tramare nell'ombra e favorire la sua eliminazione.

Il nobile samurai Shinzaemon Shimada viene richiamato in gran segreto e convinto a mettere in piedi un gruppo di volontari, da guidare in una missione mortale contro Naritsugu. Il maturo samurai raduna una dozzina di valorosi guerrieri, una forza impari a confronto dell'esercito a disposizione del giovane tiranno, ma il confronto si giocherà anche con l'astuzia e la tecnica militare in un villaggio di montagna trasformato in una trappola letale.

L'occasione più unica che rara di questi giorni è la possibilità di vedere un'opera di Takashi Miike al cinema, non si tratta di un film horror (estremo) genere per cui, spesso erroneamente, è conosciuto in occidente ma di un Jidai-geki ambientato nell'ultima fase storica del Giappone segnata dalle gesta dei samurai. Il regista forte di una filmografia sterminata attraversa una fase particolare del suo cinema, una rivisitazione dei classici del passato, "13 assassini" è il remake del film omonimo del 1963 mentre è già pronto un altro remake, quello del capolavoro "Harakiri" (1962), addirittura girato in 3D. Collocato nell'anno 1844, cento anni prima delle bombe nucleari su Hiroshima e Nagasaki, il film descrive un Giappone ancora arcaico, stretto in una morsa di violenza e povertà estreme, soggiogato dal volere di pochi potenti che cominciavano ad avere le ore contate, in fondo "13 Assassini" parla di questo: il doloroso passaggio verso un'altra epoca e il progressivo abbandono della scena degli ultimi samurai, il simbolo eroico e tragico di un intero paese.

Takashi Miike non si permette digressioni particolari, tutto avviene sotto il massimo rispetto del solco lasciato dai maestri nel periodo glorioso del genere, gli anni 50 e 60, scomodare l'Akira Kurosawa de "I 7 Samurai" sorge spontaneo ma all'epoca autori del calibro di Hideo Gosha, Kihachi Hokamoto, Masaki Kobayashi, solo per citarne alcuni, marchiavano a fuoco il cinema dei samurai con opere ancora oggi ritenute insuperabili. Il tocco personale del regista di "Audition" si percepisce in brevi occasioni, nella visione terrificante di una vittima mutilata, lasciata viva solo per un puro atto di crudeltà, tra l'altro si tratta di uno dei pochi momenti in cui vengono utilizzati degli effetti speciali in computer grafica, in pratica assenti nel corso della pellicola. Il sangue scorre copioso ma non in modo gratuito, si accompagna sempre a gesti solenni come l'harakiri iniziale, una scena che mette subito in chiaro che qui non si scherza, o a scontri ravvicinati che prevedono solo l'annientamento dell'avversario.

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Tags: Arti Marziali

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