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The Conspirator - Il processo che ha cambiato l'America

Film: The Conspirator

Nel suo nuovo film da regista, Robert Redford racconta con grande rigore storico il processo celebrato in un tribunale militare contro la madre di uno degli assassini del primo presidente dopo la Guerra Civile. Con James McAvoy, Robin Wright, Kevin Kline, Anna Evan e Rachel Wood.

The Conspirator è un modello di storiografia e di rigore. Frutto di un lavoro di anni di ricerca da parte dello sceneggiatore James Solomon, è stato costruito da Robert Redford, che torna a fare il regista, come un courtroom dramma (i drammi giudiziari ambientati in tribunale) che punta ad analizzare i principi fondamentali della legalità piuttosto che sfruttare le potenzialità melodrammatiche di una vicenda epocale.

Come si sa, The Conspirator racconta il processo che fu celebrato in un tribunale militare a Mary Surratt, considerata complice del complotto organizzato dal figlio con un gruppo di sodali che portò all'omicidio del presidente Abramo Lincoln.

Film: The Conspirator

Vale la pena ricordare che gli Stati Uniti uscivano da poco dalla Guerra Civile e che, proprio Lincoln, il presidente, ex avvocato dei diseredati, che abolì la schiavitù, era il simbolo di quell'unificazione sofferta. John Surratt, il figlio dell'imputata, sicuro responsabile di quell'atto criminale, si rese irreperibile. La madre, proprietaria della casa dove si riunivano i cospiratori, diventò il capro espiatorio.

Il popolo aveva bisogno di una condanna esemplare e, al tempo stesso, il Sistema di un colpevole. Mary Surratt fu processata in un tribunale militare, subendo, in nome dell'emergenza, una sospensione di fatto del fondamentale diritto alla difesa e, soprattutto, alla presunzione di innocenza.

La storia volle che il Segretario di Guerra (più o meno il ministro della Difesa), che in quel momento di transizione deteneva il potere a Washington e che pretendeva che la donna fosse condannata, affidò la difesa all'avvocato Reverdy Johnson, un sudista, che girò l'incarico a un giovane legale veterano dell'esercito nordista, Frederick Aiken. Accettato controvoglia l'incarico, inizialmente convinto della colpevolezza della sua assistita, Aiken si rende conto che quel processo non rispettava i diritti dell'imputata che, tra l'altro, ci mette anche del suo proteggendo fino alla fine il figlio.

Come è stato fatto notare l'importanza di questa impostazione va ben al di là della questione se Mary Surratt fosse colpevole o innocente. Redford, per inciso, ha sostenuto che non ha avuto alcun ruolo attivo nel complotto ma che difficilmente poteva ignorare di cosa parlassero gli ospiti del figlio a casa sua. La vera questione è che la Costituzione deve valere per tutti: non a caso le ragioni sostenute dal ministro della Guerra riecheggiano in toto quelle usate da Bush e Cheney per difendere il Patriot Act e i tribunali speciali del post 11 settembre.

Mary Surratt non avrebbe dovuto essere processata in un tribunale militare, dunque la sua condanna non è il frutto di un iter che ha rispettato la Costituzione.

Dopo il processo, che ha influenzato la giurisprudenza negli anni a venire, Aiken diventò un giornalista del Washington Post, proprio il giornale per cui lavorava Bob Woodward, il giornalista protagonista del Watergate portato sullo schermo da Robert Redford in Tutti gli Uomini del Presidente. E' proprio il rapporto che si instaura tra il giovane avvocato e l'accusata il punto decisivo della scelta narrativa di Redford per questo film: la Surratt poteva diventare una madre pasionaria che il Sistema ha trasformato in un agnello sacrificale, Aiken un Don Chisciotte contro i mulini a vento.

Al contrario Robin Wright traccia un ritratto a togliere di Mary Surratt, perfettamente funzionale alla questione fondamentale del film: se la Costituzione garantisce un processo a chi commette un reato, il processo va fatto secondo le regole. Sulla stessa linea si inserisce James McAvoy, l'avvocato Aiken.

Nel cast anche Kevin Kline, Anna Evan e Rachel Wood.

Paolo Biamonte

 

Pubblicato in Recensioni

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