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I Saw the Devil (2010)

Film: I Saw the Devil

Il feroce confronto tra un agente speciale e un serial killer.

 

Un pericoloso serial killer si aggira in cerca di giovani donne nei dintorni della città. A pagarne le conseguenze è la figlia di un capo di polizia in pensione e fidanzata dell'agente speciale Soo-Hyeon, la ragazza viene ritrovata morta a seguito di brutali mutilazioni. Soo-Hyeon, grazie ai suoi agganci, si prende due settimane di tempo e una serie di informazioni segrete per stanare l'assassino. La ricerca di vendetta sarà bagnata dal sangue e spinta verso i recessi del male puro.

Le premesse per un film coi fiocchi c'erano tutte, dal cast, alla materia forte trattata e, in primo luogo, la consapevolezza del prodigio registico di Kim Jee Woon (un nome che sarebbe ora di sapere a memoria) che mette in scena un'altra dimostrazione di classe pura, imbrattandosi di sangue e (ultra) violenza. Dopo avere deliziato gli scenari gangster con "Bittersweet Life", male se molti non l'hanno ancora visto dato che esiste pure il dvd italiano, e fatto il mezzo-miracolo con "The Good, The Bad & The Weird", il remake non ufficiale del film di Leone, il regista si immerge nel mondo oscuro dei serial killer. Il filone è stato usurato in lungo e in largo negli ultimi 20 anni e, proprio dalla Corea Del Sud, sono giunti di recente diversi ritratti di assassini mirabili ( "The Chaser", da recuperare), anche per questo "I Saw The Devil" difetta di originalità e di vere sorprese, forse l'unico elemento che in qualche modo lo ridimensiona. All'interno del genere serial killer nonostante questo risulta, con grossa probabilità, il migliore film realizzato da diversi anni a questa parte.

Appare improbabile sbagliare un film quando, per protagonisti, hai due fenomeni come Lee Byung-hun e Choi Min-sik. Il primo è il dichiarato attore feticcio del regista ed eroe dei suoi film, un attore dal portamento unico, detto con termini poco ortodossi un vero "figo", viene voglia di comprare i giubbotti con cappuccio che indossa nel corso del film, il personaggio dell'agente Soo-Hyeon ricorda per certi versi quello di "Bittersweet Life" ma il senso di perdizione è maggiore, la sofferenza trattenuta a stento, nonostante le continue esplosioni di violenza. Anche Hollywood si è accorta di lui solo che, per adesso, lo rivedremo nel (piccolo) ruolo di Storm Shadow in "G.I. Joe 2". Choi Min-Sik invece è l'indimenticabile protagonista di "Old Boy", qui si supera nel disegno di un serial killer che prova piacere a infliggere dolore alle sue vittime, figura già vista decine di volte ma resa realistica e intensa tanto da disturbare, gli sguardi che posa sui corpi morbidi delle vittime, la gestualità, i momenti di silenzio che preludono a impulsi di violenza inaudita colpiscono nel profondo, sembra davvero l'incarnazione di una fredda e calcolata follia.

 

Pubblicato in Recensioni

Tags: Horror

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