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Il Profeta (2009)

Film: Il Profeta

Un brutale spaccato sul mondo carcerario che ha fatto incetta di premi in Francia, dirige Jacques Audiard.

 

Poco più che maggiorenne Malik, orfano e senza amici, finisce in carcere per scontare sei anni. Il ragazzo entra in contatto con un mondo di violenza e sopraffazioni, per non rimanere travolto impara le leggi che regolano la vita dei carcerati divisi in due grossi gruppi di influenza: i corsi e gli arabi. Malik, seppure di origini magrebine, riesce a ingraziarsi i favori del Boss corso Luciani che lo sfrutta come tirapiedi. Trascorrono gli anni e Malik comincia a usare l'esperienza maturata dietro le sbarre per tessere una rete criminale all'oscuro del suo protettore.

Il polar francese colpisce ancora con un film duro e spietato come solo le grandi opere sanno fare, si tratta de "Il profeta" di Jacques Audiard che prosegue e amplia il solco tracciato dai recenti film di Oliver Marchal ("L'ultima missione") e i due "volumi" di "Nemico Pubblico n.1" con Vincent Cassel dedicati al criminale Mesrine, solo per citare i più noti. Un'opera avvincente che rinvigorisce il filone carcerario attraverso gli occhi del giovane Malik, un ragazzo francese di origine magrebine scaraventato in un mondo di lupi. La parola redenzione è sconosciuta e risulta molto difficile trovare situazioni consolatorie per il semplice fatto che quella che viene sbattuta in faccia è la nuda e cruda realtà: il carcere non migliora i detenuti, semmai li annulla oppure trasforma in belve feroci, proprio come lo "specialista del settore" Edward Bunker (Mr. Blue in "Le Iene") ha ben narrato nel libro-capolavoro "Come una bestia feroce".

L'intento di Jacques Audiard ("Sulle mie labbra") si spinge oltre ai confini del genere, la prigione de "Il profeta" diviene un'estrema rappresentazione della società occidentale (e non solo) piegata in gerarchie di classe, etnia e religione. Pensare che la gente si scanna solo all'interno dei penitenziari, del resto, non solo è ingenuo ma anche pericoloso. Malik impara in fretta, suo malgrado, le disumane leggi del carcere con una missione "iniziatica" imposta dal capo dei corsi Luciani: uccidere un detenuto arabo, prossimo testimone scomodo di un processo. La preparazione-esecuzione dell'omicidio lascia impressionati, l'avvicinamento alla vittima tramite inganni e allusioni omosessuali e il metodo escogitato per eliminarla con una lametta nascosta in bocca é un vero e proprio  massacro che le telecamere a mano di Audiard inseguono con asfissiante prontezza, basterebbe solo questo momento a giustificare l'intera visione de "Il Profeta" che si prende tutto il tempo, la pellicola dura ben 155 minuti, nel dipingere la deprecabile e mai doma ferocia umana.

 

Pubblicato in Recensioni

Tags: Action

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