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Invictus - Una meta per Mandela

Film: Invictus

Il nuovo film di Clint Eastwood racconta la vittoria del Sud Africa nel mondiale di rugby che è diventata il simbolo della riconciliazione voluta dal presidente anti apartheid. Con Matt Damon e un grande Morgan Freeman.

 

Clint Eastwood continua a girare film pieni di saggezza e di emozione nella sua miracolosa terza età (il grande Clint ha 80 anni). E' evidente il suo interesse per la riconciliazione, basta pensare ai due capitoli sulla guerra, Flags of our Fathers e Lettere da Iwo Jima o alle vicende del vecchio burbero di Gran Torino.

Invictus è una stupenda storia, vera, di sport: nel 1995, il primo anno con Mandela presidente, gli Springboks, la squadra di rugby del Sudafrica che organizzava il mondiale, contro ogni pronostico, batte in finale gli All Blacks, leggendario team della Nuova Zelanda che fino a quel momento aveva polverizzato gli avversari. In Sud Africa il calcio è lo sport dei black e il rugby quello dei bianchi afrikaaner. Infatti nel team campione il giocatore nero è uno solo.

Ma, con quei miracoli concessi solo allo sport, quella vittoria del tutto inaspettata è diventata il simbolo del Sud Africa di Mandela, che dopo quasi trent'anni di carcere inflitti dalle odiose leggi dell'apartheid, nelle prime elezioni libere del Paese era diventato il primo presidente nero e cercava di portare la sua nazione verso la riconciliazione.

Prima di Invictus sono stati fatti diversi tentativi di trasformare in un film la vicenda di Mandela. Tutti, per un motivo o per un altro, non sono arrivati a conclusione. Ma tutti i tentativi avevano un punto in comune: Morgan Freeman. In casi come questi non si può dire altro che Freeman non recita: è Mandela.

Film: Invictus

Lasciando da parte il fatto che i due si sono conosciuti e che i loro incontri sono stati improntati alla più totale e reciproca sintonia umana, il grande attore è perfetto nel ritrarre un uomo che ha saputo perdonare, che governa un Paese dall'alto di una serenità messianica, un uomo dal carattere d'acciaio e un politico abile, attento a sfruttare la chance propagandistica del mondiale di rugby e che sa bene che nel suo Paese non solo i bianchi avevano qualcosa da farsi perdonare.

Ovviamente Invictus ruota attorno al match e alla figura decisiva della squadra sudafricana, Francois Pienaar, il capitano, un afrikaneer figlio di razzisti che alla fine descrive così il suo presidente: "il più grande uomo che abbia mai incontrato". Pienaar, che diventerà un eroe nazionale, è affidato a Matt Damon (che in realtà fisicamente è più piccolo dell'originale) che come sempre dà una prova convincente, sospesa tra fisicità e acume interpretativo.

Come gli appassionati sanno bene, non è facile realizzare un film sugli sport di squadra, soprattutto se di mezzo c'è una palla, non importa se ovale.

Eastwood è bravissimo nel combinare i vari elementi: Pienaar che visita la cella dove per 24 anni il suo presidente è stato rinchiuso e dove dormiva per terra, la scorta presidenziale divisa tra bianchi e neri, un' intera nazione che si ritrova finalmente unita nel festeggiare l'inaspettato trionfo sportivo con due eroi, un capitano coraggioso e grande atleta, e un uomo che ha cambiato il mondo con la forza delle idee e della giustizia.

Paolo Biamonte

 

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