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Marie Antoinette - la solitudine di una principessa

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Dopo Lost in Translation, Sofia Coppola sceglie la Versailles all'alba della Rivoluzione francese per raccontare l'incapacita' di un mondo di capire una donna. La colonna sonora a base di Cure e Aphex Twins che sancisce l'anacronismo di una storia del passato che parla del presente e l'ottima prova di Kirsten Dunst.
Con Lost in Translation, Sofia Coppola e' entrata nell'aristocrazia della new wave del cinema, e' diventata uno dei nomi da vedere perche' ha dimostrato di saper parlare la lingua del suo tempo attraverso le immagini, e la musica. Niente e' oggi piu' trasversale del cinema e della musica che sono, storicamente, due forme espressive naturalmente complementari e un collante umano fortissimo.
Non era facile per Sofia girare dopo un simile successo. Apparentemente Marie Antoinette, che e' il suo terzo film, e' diversissimo dal suo ingombrante precedessore. Certamente diversi sono lo spazio e il tempo: il presente ultra metropolitano di Tokyo e' stato sostituito dalla corte di Versailles alla vigilia della rivoluzione francese, il minimalismo super chic degli abiti dagli sfavillanti costumi della corte di Luigi XVI.
Marie Antoinette e' la storia della principessa austriaca che a 14 anni e' stata portata a Versailles per dare un erede al Re e che, dopo un breve periodo a corte, e' finita sulla ghigliottina. Il film e' stato girato a Versailles e, con qualche rara eccezione, si svolge tutto dentro la reggia piu' famosa del mondo.
Ma, di nuovo, la storia che Sofia Coppola racconta e' la solitudine dell'essere una giovane donna in un mondo che sa come usarti ma non e' interessato a comprenderti. La principessa adolescente e' trattata come un'ape regina in un alveare dove tutto le e' permesso tranne che esprimere i suoi pensieri e i suoi sentimenti.
Il re promesso sposo per sette anni non consuma il matrimonio, tutto e' regolato da un cerimoniale che cristallizza comportamenti, norme, comportamenti, non ammette deroghe. Il mondo di Marie Antoinette non esiste fuori dalla reggia: persino applaudire a teatro e' un fatto scandaloso. Un mondo chiuso: prima di essere ammessa a corte viene brutalmente ispezionata da chi ha il compito di appurare che e' una donna ed e' vergine. Persino il suo amato cagnolino le viene sequestato ('potrai avere tutti i cani francesi che desideri' le dicono).
Questa sorta di prigione dorata diventa l'ambiente che definisce la personalita' della protagonista portata dagli eventi e dalla giovane eta' a diventare sempre piu' auto indulgente, a fare della frivolezza e dei giochini perversi una sorta di via di fuga.
Marie Antoinette non e' un film storico, anzi fa dell'anacronismo la sua cifra d'identita'. La vicenda e' ambientata nel passato ma e' evidente che e' una storia di oggi. A sancire in modo chiarissimo questo salto temporale e' la colonna sonora da tempo entrata al top delle sound track contemporanee piu' amate dal pubblico: un mix di techno, new wave inglese, rock indie e classica, aperta dai Gang of Four a base di Cure, Aphex Twin, New Order, Strokes, Bow Wow con Kevin Shields, Adama and The Ants, con brani del Castore e Polluce di Rameau che la dice lunga sui gusti musicali e la consapevolezza in materia della regista.
Forse perche' aveva cominciato la carriera come attrice, Sofia Coppola ha un talento particolare per ottenere dalle sue interpeti performance fuori dal comune: lo ha fatto con Scarlett Johanson in Lost in Translation lo fa in Marie Antoinette con Kirsten Dunst, assolutamente perfetta nel ruolo della principessa prigioniera del suo sogno dorato in un modo cosi' moderno da rendere inevitabile un parallelo con Lady Diana. Jason Schwartzman e' l'imbelle Luigi XVI, Judy Davis la contessa di Noailles, Asia Argento nel ruolo di Madame du Barry. Fa piacere Marianne Faithful, la ex musa dei Rolling Stones, nel ruolo della regina Maria Teresa.
Paolo Biamonte

 

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