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Nicole Kidman - sguardi perversi

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Nicole Kidman grande fotografa in Fur: un ritratto immaginario di Diane Arbus, una vita difficile con immagini oltraggiose. E' stata una delle piu' celebri e controverse fotografe del '900. Ossessionata dal mondo dei freak e' morta suicida nel '71. La Kidman nelle atmosfere torbide da' sempre il meglio di se'.
Rivisitazione tra biografia e immaginazione della convulsa vita e carriera della trasgressiva fotografa americana Diane Arbus, nata a New York tra gli agi borghesi ma ossessionata dall'idea di immortalare il lato oscuro e le figure alternative della societa' americana. Divorata dalla nevrosi, la geniale e controversa artista dello scatto e' morta suicida nel 1971 a soli 48 anni. Fu ritrovata nella vasca da bagno, i polsi tagliati, imbottita di barbiturici, chiudendo cosi', dopo estenuanti altalene tra depressione e sovraeccitazione artistica, la vita ulcerata dedicata a fissare, con l'inseparabile Leica, la diversita' cruda dei malati mentali, nani, donne barbute, giganti, nudisti, homeless, travestiti, dominatrici. La sua America non era piu' quella riposante e caramellosa dei servizi di moda per Glamour e Vogue che per tutti gli Anni '50 aveva realizzato assieme al marito Allan, ma quella urlata dei diversi, in tono perfetto con l'estremismo degli Anni '60. Controversa in vita, Diana divenne leggenda dopo la sua morte, anche se all'epoca della prima antologia, un anno dopo la scomparsa, c'era ancora chi sputava sulle sue foto scioccanti.
Questo e' quello che racconta Fur: un ritratto immaginario di Diane Arbus diretto da Steven Shainberg (The Secretary) con Nicole Kidman che prova a raccontarne il mito. Ma attenzione al sottotitolo che e' liberamente ispirato alla monumentale biografia di Patricia Bosworth: An imaginary Biogragphy of Diane Arbus. Il film e' una digressione fantastica attorno alla ribellione di Diane, nata bene e ancora meglio cresciuta in Central Park da una coppia di facoltosi pellicciai, David e Gertrude Nemerov.
Il titolo Fur (che vuol dire pelliccia) segnala l'elemento figurativo costante del film e insieme l'oscillazione perpetua tra origini di lusso e animalita' riscoperta. Il mistero della progressiva rivolta antiborghese e dell'ossessiva scelta di Diane di fotografare i margini, dovrebbe racchiudersi nel personaggio fittizio di Lionel (Robert Downey Jr.), il freak vicino di casa che indossa la maschera per nascondere la sua anomalia, la folta pelliccia che lo ricopre interamente.
Fra i tanti diversi fotografati da Diane non ci fu mai un Lionel, ma la sceneggiatrice Cressida Wilson ne fa il polo d'attrazione della nuova Diane e il catalizzatore della sua irreversibile mutazione. Con tocco fantasy il film promette nudita' e provocazione. Vedremo Nicole Kidman senza vestiti ma con la Leica al collo, scattare le sue durissime foto nei campi nudisti. Nicole Kidman ha accettato un rischio che molte attrici e molti autori prima di lei hanno declinato. La prima ad accarezzare l'idea del biopic nel 1984, fu un'altra Diane-mito, la Keaton, a cui seguirono, Debra Winger, Meg Ryan, Samantha Morton e Naomi Watts. Con qualche terrore di troppo hanno evitato l'ostacolo anche i registi Diane Kurys, Martin Scorsese, Jonathan Demme, fino al si' del sulfureo e stilizzato regista Shainberg e la star piu' brillante e coraggiosa dell'ultimo decennio, che ha scelto per raccontare Diane Arbus, la strada obliqua della fiaba romantica e nera.

 

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