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Control - La tragica meteora di Ian Curtis

Film: Control

La superstar dei fotografi rock [[Anton Corbijn]] debutta alla regia con la storia del leader dei [[Joy Division]], band fondamentale della new wave, morto suicida a 23 anni alla vigilia del grande successo. Nel ruolo principale Sam Riley.

 Love Will Tear Us Apart è uno dei manifesti della [[new wave]], ancora oggi uno dei simboli dell'angoscia delle giovani generazioni degli anni '70 e '80. I [[Joy Division]] - era il nome assegnato alle baracche femminili dei campi di sterminio nazisti dove le donne erano usate per i divertimenti sessuali dei soldati tedeschi - sono una delle meteore più folgoranti della storia del rock, una band che, in tre anni, dal 1977 al 1980, ha steso le regole del linguaggio tra il post punk, il dark e la new wave.

Come spesso accade, a trasformare i [[Joy Division]] in una leggenda è stata la vicenda straziante del front man e leader carismatico [[Ian Curtis]], fan sfegatato di [[David Bowie]] (il primo nome scelto dalla band era Warsaw, titolo di un brano dell'ex Ziggy Stardust), epilettico, sposo infelice e infedele, impiccatosi nel 1980 a 23 anni, alla vigilia di un tour americano che si preannunciava trionfale e della pubblicazione di Closer, secondo album dei Joy Division e titolo decisivo per comprendere la musica del periodo. Dopo la morte di Curtis i tre componenti della band, [[Peter Hook]], [[Bernard Sumner]] e Stephen Morris formarono i [[New Order]], un altro nome amatissimo dai fan

 

Film: Control

 

La lunga premessa serve a spiegare l'importanza di Control, il film che segna il debutto alla regia di Anton Corbijn, super star della fotografia e del video clip rock (tra i suo soggetti più celebri gli [[U2]], [[Nirvana]], [[Miles Davis]], [[Depeche Mode]], [[Coldplay]]) che, in un bianco e nero dal calore commovente, racconta la vicenda di Ian Curtis e della sua band. I poli fondamentali della narrazione, oltre al protagonista, sono la sua infelice moglie Debbie, la sua amante, Annik Honore, il manager Rob Gretton e il discografico Tony Wilson, proprietario di quella [[Factory Records]] che dopo Curtis e compagni è stata una delle etichette storiche della [[new wave]] e della post new wave.

I [[Joy Division]] sono cresciuti a Manchester in piena era tatcheriana, un'epoca plumbea per l'Inghilterra dove i giovani che non avevano voglia di ridere e già avevano trasformato in un manifesto il grido no future dei [[Sex Pistols]] (decisivi anche per Curtis) si identificarono in modo assoluto in quella band che sembrava una sorta di appendice dark dei [[Doors]] con quel cantante che sul palco simulava le contrazioni dell'epilessia e cantava testi dove si anticipava esplicitamente il suo tremendo destino. Corbijn ha tenuto a spiegare che, vivendo già con addosso l'etichetta di 'fotografo rock', non ha voluto girare un film prettamente musicale per evitare di essere considerato un 'regista rock'. Il suo interesse si è appuntato sul dramma di un ragazzo che poteva essere una star e si è impiccato dopo una breve vita divisa tra malattia, i sensi di colpa di un matrimonio andato alla deriva per la passione per la musica e per un'altra donna che serve a raccontare un'epoca. Corbijn conosce molto bene il mondo della musica e sa altrettanto bene quanto contino nella carriera di una band i manager, i discografici, le donne. Per interpretare Ian Curtis è stato scelto Sam Riley, al suo primo ruolo da protagonista, che fa un lavoro straordinario, aiutato da una somiglianza perfino inquietante con il povero Ian. Forse il segreto della sua performance è stata affrontare il personaggio non come una leggenda ma come un uomo. 'Se si ha a che fare con una leggenda è impossibile evitare una certa pomposità' ha detto Riley. L'altro perno fondamentale del cast è Samantha Morton, una delle star della nuova generazione, nel ruolo di Debbie Curtis, moglie del protagonista. Una menzione particolare la merita Tony Kebbel per la sua interpretazione del manager Rob Gretton che gli ha già fruttato il premio per il miglior attore non protagonista al British Indipendent Film Award.
Paolo Biamonte

 

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