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Kwaidan (1964) di M.Kobayashi

Film: KwaidanTit.originale: Kaidan
Paese: Giappone

Storie di fantasmi per un classico del cinema orientale: un'opera d'arte visionaria di sconvolgente bellezza.

Quattro storie di fantasmi ambientate nel Giappone del passato: un samurai per sfuggire la povertà abbandona la moglie ma pentito ritorna e trova un inquietante presenza ad attenderlo, un giovane boscaiolo sorpreso da una bufera di neve è salvato da una donna-spirito in cambio di una promessa, un suonatore cieco, rinomato per la sua bravura, costretto a esibirsi ogni notte davanti a una corte di fantasmi, un samurai viene sfidato da un misterioso guerriero riflesso in una tazza di té.

Il concetto di creazione artistica si sublima in "[[Kwaidan]]", e il fatto che sia un film horror (genere ancora molto sottovalutato nonostante tutto) non può fare altro che accrescere l'ammirazione verso un autore geniale e sopraffino come [[Masaki Kobayashi]], maestro riconosciuto per opere come "[[Harakiri]]" (1962), che attinge a piene mani dalla secolare tradizione giapponese intorno ai racconti di spettri.

La pellicola è un'esperienza visiva impressionante, concepita all'interno di enormi set di posa della celebre [[Toho]] (quella di "[[Godzilla]]", 1954), una ricerca continua di riferimenti pittorici e caratteri stilizzati da fare rimanere a bocca aperta per la magnificenza dei colori e delle scenografie, uno spettacolo che riempie gli occhi accompagnato da una forza onirica e poetica semplicemente stordente.

Gli splendidi titoli di testa, una composizione astratta di suoni e colori, introducono le atmosfere sognanti e inquietanti dell'opera suddivisa in quattro episodi, uno più bello dell'altro tanto che è difficile scegliere il migliore, anche se è l'ultimo quello più singolare in quanto compare una deriva meta-cinematografica sorprendente; i segmenti sono comunque tutti basati sulla rappresentazione eterna e insondabile del legame tra la vita e la morte, nel dibattersi a volte inutile e sgomento dell'umanità di fronte all'ignoto.

Tecnicamente eccelso il film si avvale anche delle musiche di [[Toru Takemitsu]], un magistrale e sapiente uso di strumenti classici e "rumorismo", intervallato da pause di silenzio dense di pathos, che amplificano l'impatto del cinemascope con esiti a dir poco memorabili.

I fantasmi che insidiano le esistenze dei protagonisti sono esseri dalle sembianze umane, spesso donne dai lunghi capelli corvini oppure guerrieri periti di morte violenta, sono i padroni di un mondo irreale e spaventoso che irrompono sulla scena con apparizioni teatrali, non a caso, dato che una delle influenze dell'opera è il teatro kabuki giapponese.

"Kwaidan" è una sollecitazione sensoriale continua che arricchisce e atterrisce per la perfezione formale del montaggio e della fotografia, uno sfarzo produttivo e autoriale da lasciare estasiati che non conosce sbavature. Un capolavoro assoluto e commovente.

Rating: 10/10

 

Pubblicato in Recensioni

Tags: Horror

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