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Poseidon, la catastrofe perfetta

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Lo specialista Wolfgang Petersen  firma Il remake del film del 1972 con Gene Hackman, Ernest Borgnine e Shelley Winters mettendo in scena la formula tecnologicamente aggiornata del manuale del genere catastrofico.
In un certo senso, visto che sul Titanic è arrivato prima Cameron,  il Poseidon era nel destino di Wolfgang Petersen, un regista che ha esordito con Das boot, basato sulla storia degli U Boat, i sommergibili tedeschi della Seconda Guerra Mondiale, e che ha diretto La tempesta perfetta, considerato uno dei migliori film d'avventura degli ultimi anni, che è la sfida sfortunata alle onde di 30-40 metri dell'Oceano di un peschereccio, seppur governato dal capitano George Clooney. Tanto per capirsi, il Poseidon è un leggendario transatlantico extralusso che nella notte di Capodanno incappò in una spaventosa tempesta che risparmiò solo uno sparuto numero di passeggeri e che è stata già raccontata in un film del 1972 con Gene Hackman, Ernest Borgnine e Shelley Winters.
Il primo, grosso, problema che si trova ad affrontare un regista che ha deciso di girare un film catastrofico è misurarsi con uno schema implacabile le cui regole di applicazione sono conosciute da qualsiasi spettatore:
1) uno spazio chiuso dove si concentrano i personaggi più diversi. Può essere un transatlantico, un aeroplano, un grattacielo, l'affollatissimo stadio di una finale, un centro abitato su cui incombe una montagna o un vulcano; 2) una serie di camei per presentare i personaggi rapidamente; 3) una catastrofe; 4) la lotta dei sopravvissuti; 5) la morte di almeno uno dei personaggi che detestiamo e di almeno uno dei buoni; 6) i protagonisti si mettono in salvo dimenticando e facendo dimenticare lo sterminio cui abbiamo appena assistito.  
Pensateci: dato un Poseidon e un bollettino metereologico che annuncia tempesta che altro ci si può aspettare se non:  una nave sballottata da onde alte come palazzi (in una buona descrizione del mare in tempesta le onde sono sempre alte come palazzi), un crescendo di scene con i protagonisti che rischiano di annegare, porte di cabine che rimangono bloccate; mostruose scintille elettriche  che minacciano di trasformare in toast tutto il cast; decisioni cruciali prese in una frazione secondo tipo: 'ci sono due pulsanti. Premere quello sbagliato significa morire'; mappe scovate dentro uffici allagati. Il tutto ben incorniciato nella vita dei protagonisti che fanno in tempo a innamorarsi, perdere l'occasione di un grande amore, essere eroi oppure abominevoli vigliacchi pronti a tutto per portare a casa la pelle. Naturalmente morire.
Ecco. Wolfgang Petersen da tutto questo doveva tirare fuori un film originale, per giunta facendo un remake. Una missione impossibile. Da regista esperto e da grande tecnico degli effetti speciali ha aggirato l'ostacolo puntando proprio sui pezzi forti del suo repertorio di regista innamorato della furia del mare.
Dunque sula capacità di dirigere al meglio un cast di prima qualità e sull'abilità nel costruire tensione attraverso la catastrofe. Non per niente è stato scritto molto materiale sulle enormi vasche dove sono state girate le scene della tempesta, sul tanto tempo trascorso dagli attori in acqua, sulle difficolà incontrate per realizzare il film in condizioni così particolari.
I personaggi principali sono i due eroi Dylan Johns (Josh Lucas) e Robert Ramsey (Kurt Russell), sua figlia Jennifer (Emmy Rossum), l'odioso  Lucky Larry (Kevin Dillon), il suicida Richard Nelson (Richard Dreyfuss), la madre (Jacinda Barrett) e suo figlio Conor (Jimmy Bennett) e una clandestina, (Mia Maestro).
Gli attori fanno tutti benissimo la loro parte. La grande performance di una star è un elemento colpevolmente dimenticato elencando le regole del genere: non poteva mancare in Poseidon.

 

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