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Three Outlaw Samurai (1964) di H. Gosha

Three outlaw samuraiTit.originale: Three Outlaw Samurai (ingl.)
Paese: Giappone

Il debutto alla regia di Hideo Gosha, uno dei più grandi autori di film-chambara dedicati ai leggendari samurai del Giappone feudale. I disperati contadini di una regione del Giappone organizzano un sequestro, con l'intento di richiamare l'attenzione sulla loro condizione di sfruttati. Il despota locale per sedare la rivolta usa il pugno di ferro, ma non ha fatto i conti con tre abili ronin passati alla causa degli oppressi.

Il genere prettamente giapponese detto [[chambara]] (letteralmente: "combattimento con la spada"), salito alle cronache nel corso degli anni 50 grazie ai film di [[Akira Kurosawa]] ("[[I sette samurai]]", 1954), è ufficialmente nato addirittura nel 1908 con il film "[[The Fight at Hono Temple]]", ma il periodo d'oro del filone con protagonisti i samurai dell'era [[Tokugawa]] (1600-1868) sono probabilmente gli anni 60, caratterizzati da una serie di opere e autori fondamentali: oltre allo stesso Kurosawa, che dirige il famoso "[[La sfida del samurai]]" (1961), fonte d'ispirazione del mitico "[[Per un pugno di dollari]]" di Leone, si distinguono [[Masaki Kobayashi]] con "[[Harakiri]]" (1962) e "[[L'ultimo samurai]]" (1969), [[Kihachi Okamoto]] regista di "[[Samurai assassin]]" (1965) e "[[The sword of doom]]" (1966), e [[Hideo Gosha]] che firma pellicole del calibro di "[[Goyokin]]" e "[[Hitokiri]]" entrambe del 1969. Nel 1962 ha inizio anche la leggendaria saga di [[Zatoichi]] (26 film!), il samurai cieco, con protagonista l'ormai storico [[Shintaro Katsu]].

La prima opera di [[Hideo Gosh]]a è "[[Three Outlaw Samurai]]", una trasposizione di una serie tv che delinea la figura del samurai fuorilegge e, seppur influenzata dai film di Kurosawa, decreta la nascita di un autore brillante con uno stile potente e già riconoscibile, che marchierà tutte le sue opere successive: grandi coreografie di combattimenti (il finale), direzione impeccabile degli attori, tecnica di ripresa ricercata e un pessimismo di fondo che si riflette nei suoi eroi.

Il Giappone feudale descritto da Gosha è un luogo inospitale, in cui la gente vive di stenti, vessata da ricchi dominatori che non si fanno scrupolo di utilizzare la violenza per mantenere il potere, dove i codici d'onore non contano più nulla (la promessa non mantenuta del magistrato) e gli uomini valorosi si ritrovano, sempre più spesso, a essere dei fuorilegge come i ronin senza padrone di "Three Outlaw Samurai".

I samurai protagonisti della pellicola sono uomini abili nelle arti marziali, dai caratteri differenti ma ugualmente temprati dalle ingiustizie della vita che si riflettono negli occhi della povera gente e nella violenza subita dalle donne, con le quali gli eroi hanno dei rapporti controversi e dolorosi, tanto che si può intuire una certa misoginia da parte di Ghosa, comunque tipica nel cinema di arti marziali.

Girato in bianco e nero il film è estremamente realistico e drammatico, ricco di momenti violenti (la punizione di 100 frustate inflitta a uno dei protagonisti) e sanguinosi (black-blood che sgorga dai corpi feriti a morte) con in primo piano il carismatico Shiba interpretato dall'ottimo [[Testuro Tamba]] (1922-2006) che comparirà in altre opere del regista.
Per gli appassionati del genere è un film da conoscere a memoria.

Rating: 8/10

 

Pubblicato in Recensioni

Tags: Arti Marziali

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