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Alien: Covenant

Alien: Covenant - Recensione

Alien: Covenant è il sequel di Prometheus diretto da Ridley Scott.

L'astronave Covenant è in viaggio attraverso lo spazio con un carico di coloni addormentati nel crio-sonno, la missione è raggiungere un nuovo mondo per l'umanità ...

Tit. Originale: Alien: Covenant
Paese: USA/Australia/Nuova Zelanda/Inghilterra
Rating: 8/10

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L'androide Walter, addetto alla navigazione, si vede costretto a risvegliare una parte dell'equipaggio per un'improvvisa tempesta spaziale che ha danneggiato la nave. Le sorprese non sono finite dato che una misteriosa trasmissione radio rivela che poco distante si trova un possibile pianeta abitabile, l'equipaggio decide di deviare il percorso per indagare.

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Proseguire nei territori inesplorati suggeriti da Prometheus o assecondare il grosso pubblico verso una storia più ordinaria? Ridley Scott con Alien: Covenant decide per una via di mezzo, con tutti i rischi del caso visto che sciogliere i nodi stretti nell'opera precedente prevede sviluppi ancora lungi dall'essere chiariti. E con questa premessa che bisogna concepire il nuovo capitolo della saga di Alien, un film di raccordo violento e spettacolare che può lasciare l'amaro in bocca a coloro che si aspettano spiegazioni o rivelazioni clamorose, seppure qualche elemento rilevante venga alla luce. Lamentarsi troppo si rivela ingiusto dinnanzi a una produzione lussuosa, pregna di momenti viscerali e di tensione in linea con la prestigiosa tradizione delle gesta dei temibili xenomorfi spaziali. Al contrario del capitolo precedente, gli alien(s) ci sono e fanno danni devastanti con una forza bruta e insondabile in sequenze dirette dall'80enne regista con la sapienza e bravura a lui riconosciute sin dal leggendario primo "Alien" del 1979.

Alien: Covenant

Il prologo di Alien: Covenant è un pazzesco omaggio al cinema metafisico di Kubrick ambientato in un'enorme stanza bianca, spoglia e hi-tech, con vista panoramica mozzafiato su un paesaggio lacustre, il teatro di una raffigurazione intorno al mito di Prometeo tra lo scienziato Weyland, il sempre più bravo Guy Pearce, e la sua creatura, l'androide David (Michael Fassbender): mentre suona un piano Steinway l'essere artificiale interroga il "padre" sul mistero della vita. Basterebbe solo questo incipit a giustificare la visione. Entrambi i personaggi tornano da Prometheus, ma è Fassbender a primeggiare al punto da sdoppiarsi nei ruoli degli androidi David e Walter, quest'ultimo in dotazione ai membri dell'equipaggio della Covenant. Su questa doppia figura vertono i retroscena e le sorprese più gustose che sorreggono, ancora una volta, l'esplorazione di un pianeta sconosciuto e il ritrovamento di un'astronave che riserba pericoli letali.

Pur riconoscendo alcune ingenuità di sceneggiatura, che già intaccavano il precedente Prometehus (che resta un grande film) come molti sottolineavano con enfasi, presenti lungo la vicenda a riguardo in gran parte il comportamento dei protagonisti, Alien: Covenant rivendica il suo essere prima di ogni altra cosa un (fanta) horror duro e puro, con episodi degni di uno slasher anni 80. Dal punto di vista scenografico e visivo siamo al cospetto di una pellicola raffinata e ricca, con eccellenti effetti speciali che mostrano nuovi baratri terrificanti e neri ai confini dell'universo. I "nuovi" alien(s) sono più cattivi e sanguinosi come non mai, tra sequenze al servizio dei fan e incubazioni dolorose che si aprono la strada in squarci di sangue e viscere, ricompaiono i "neomorfi", Chestbuster, facehugger che stritolano i volti delle vittime e alieni giganti insettoidi predatori inarrestabili e spietati, vedere il (primo) grande attacco immerso nel campo ad erba alta, situazioni da cardiopalma vere e proprie.

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Oltre a Fassbender che  ruba la scena come si suol dire, anche quando giunge il finale forse intuibile ma tutto da scoprire, si ripropone l'incombenza di una protagonista femminile nel personaggio della coraggiosa Daniels, l'emergente Katherine Waterston qui "imbruttita" (si fa per dire) per esigenze di copione, nella scia della mitica Ripley (Sigourney Weaver) ma per rimanere in tempi attuali ricorda più la Elizabeth Shaw della Rapace di Prometheus che ha modo di essere ricordata anche in questo capitolo. La Waterston al centro almeno di una scena memorabile e spettacolare: lo scontro con un temibile Neomorfo legata con un cavo sul tetto di un lander di salvataggio guidato da Tennessee, il pilota interpretato dall'ottimo caratterista Danny McBride. Alien: Covenant  è fanta horror solido che cita Byron e L'Isola dei Morti (il quadro, aguzzate la vista), messo sotto la lente di ingrandimento in modo eccessivo da molti fans divenuti esigenti in maniera ormai ridicola (gli effetti collaterali di internet), aperto ad eventuali sequels già annunciati dal grande Ridley Scott che non demorde.

Sciamano

 

Pubblicato in Recensioni

Tags: Michael Fassbender, Ridley Scott, Katherine Waterston, Prometheus, Alien: Covenant, Sigourney Weaver, Guy Pearce

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