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    Ghost in the Shell (2017)

    Ghost in the Shell - Recensione

    Ghost in the Shell è il live action del celebre anime di Mamoru Oshii.

    Major è la prima ragazza-cyborg della Hanka Robotics inserita nelle fila della Sezione 9, un'organizzazione anti-terroristica cibernetica ...

    Tit. Originale: "Ghost in the Shell"
    Paese: USA
    Rating: 7/10

    Grazie alle sue capacità, Major è l'agente di punta utilizzata nelle missioni più pericolose che prevedono incursioni e combattimenti. Una nuova minaccia incombe sulla città con le azioni di un misterioso hacker che annuncia di avere come obbiettivo la stessa Hanka Robotics.

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    Molti dei cultori degli anime/manga storcono il naso mentre il grosso pubblico rimane perplesso, l'adattamento del caposaldo anime Ghost in The Shell dell'ormai lontano 1995, tratto a sua volta dal manga del 1989 di Masamune Shirow, ha il non facile compito di conciliare le esigenze artistiche della fonte originale con il cinema spettacolare-digitale degli ultimi tempi, il rischio di non accontentare nessuno è alto. Le controversie non sono poche, a partire dallo stravolgimento della storia originale criptica e profonda, persino filosofica intorno all'autocoscienza delle intelligenze artificiali, a favore di uno script più semplice e canonico sulle vicende personali dell'eroina Major che mantiene sempre un recesso di umanità e la porta a essere una versione femminile di Robocop. Come spesso capita a Hollywood si è scelta una via di compromesso, mantenere l'aspetto visivo e concettuale dell'insieme a discapito del messaggio di fondo, tanto da portare molti a dire che ben poco è rimasto del "Ghost"(inteso come anima/essenza) e si è badato di più al "Shell"(guscio/conchiglia).

    Altro motivo di attrito, più stucchevole a dire il vero, è stata la scelta della protagonista di Ghost in the Shell caduta sulla celebre Scarlett Johansson e relativo strascico di polemiche sul "whitewashing", l'accusa all'industria cinematografica occidentale "bianca" di appropriarsi dei personaggi di un'altra etnia, che vengono eluse nel momento di accorgersi che Scarlett funziona sin da subito nel ruolo, sarà per la sua bellezza non banale e i lineamenti, una capacità di adattamento non nuova se si pensa a personaggi similari interpretati dall'attrice nel recente passato: l'aliena nel bellissimo "Under The Skin", la Lucy dell'omonimo film di Besson che era l'unica cosa da salvare. Il ricorso al nome anglofono Major per l'eroina è sintomatico ma l'omaggio all'originale Motoko Kusanagi è presente e soprattutto ben congegnato. Del resto si può dire lo stesso del film di Rupert Sanders che, seppur tradendo lo spirito/ghost originale, ha talmente tanti rimandi e cura nei dettagli della materia anime/manga trattata da riuscire a trasmettere appagamento con uno stile elegante e sobrio, in controtendenza ai blockbuster (cinecomics) roboanti in circolazione, aspetto questo che può allontanare quella fetta di pubblico avido solo di "pop-corn movie".

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    Sanders è il regista del sottovalutato Biancaneve e il Cacciatore (2012), film che gli ha portato la celebrità e anche guai personali (la moglie chiede il divorzio dopo le scappatelle con la protagonista Kristen Stewart), riesce a ricreare l'atmosfera e intere sequenze tratte dall'anime Ghost in the Shell con estrema fedeltà e valorizza gli ottimi effetti speciali (la geisha-robot), si pensi ai titoli di testa con l'assemblaggio del cyborg nelle vasche hi-tech della Hanka Robotics, mentre una delle sequenze migliori (anche nella controparte anime) è l'inseguimento tra i caseggiati della città con Major sulle tracce di un presunto terrorista che termina in un acquitrino. Dal punto di vista scenografico c'è ben poco da lamentarsi, la città animata da ologrammi giganteschi riesce a essere un inedito per il cinema di fantascienza, il comparto sonoro non è da meno, conferisce un tappeto elettronico adeguato e non manca il rimando all'indimenticabile tema di Kenji Kawai del 1995.

    Ghost in the Shell - Scarlett Johansson

    Major è aiutata da una squadra speciale che rappresenta il fiore all'occhiello della sezione 9, al suo fianco il fondamentale personaggio Batou, molto aderente all'originale (manga/anime) grazie all'interpretazione fisica di Pilou Asbaek, il compagno fidato di Major è molto più di un collega, oltre essere un audace agente d'azione è un vero amico e confidente. Grande piacere vedere coinvolto Takeshi Kitano in una grossa produzione, interpreta il capo della sezione 9 come se fosse uno yakuza pieno di dura saggezza e (anche) violenza quando necessaria, i suoi fans possono andare tranquilli, non delude. Il personaggio della scienziata di Juliette Binoche è invece una nuova entrata, infilata dalla sceneggiatura per rendere più accessibile la vicenda del cyborg Major, ma è forse la figura del misterioso hacker Kuze di Michael Pitt a subire le maggiori digressioni e determinare le svolte narrative dell'opera. Tenendo ben presente che gli stessi giapponesi quando mettono mano alle loro creazioni manga il più delle volte falliscono, il live action americano di Ghost in the Shell appare più umano ed emotivo rispetto alle opere da cui trae spunto, il film apre un mondo non certo nuovo (il cyberpunk è radicato/nato negli anni 80) ma pronto per essere plasmato e aggiornato in eventuali sequel.

    Sciamano

     

    Pubblicato in Recensioni

    Tags: Fantascienza, Scarlett Johansson, Juliette Binoche, Ghost In The Shell, Takeshi Kitano, Rupert Sanders

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